ARCHEOLOGIA. PRESENTAZIONE DELLO STATO DEI LAVORI E DI UN LIBRO SULLA ZONA ROMANA ADIACENTE AL FORO, LA ATTUALE PIAZZA ERBE Gli scavi condotti da Giuliana Cavalieri Manasse interrotti dopo vent'anni con i reperti in attesa di una sistemazione Verona è sito Unesco e patrimonio dell'Umanità non solo sulla carta, ma nella vita di tutti i giorni. Quanti tesori preziosi nasconde sotto strade e palazzi? Tesori che vengono alla luce piano, tassello dopo tassello, come il Campidoglio, edificio di culto dedicato alle divinità tutelari dello Stato e simbolo politico e istituzionale con cui rimarcare il legame di una città provinciale con Roma, l'Urbs, la Caput mundi. Il Capitolium era un luogo fondamentale nella vita cittadina della Verona romana e occupava una grande area sopraelevata nel lato nord del Foro, l'attuale piazza Erbe, lungo la via Postumia, oggi Corso Santa Anastasia e Portoni Borsari. Agli inizi del Novecento l'archeologo americano Arthur Frothingam aveva ipotizzato che il Campidoglio si trovasse lungo il lato ovest della piazza. Ma gli scavi iniziati negli anni Ottanta e protrattisi fino al 2004 sotto la guida di Giuliana Cavalieri Manasse, direttore del Nucleo Operativo della Soprintendenza per Beni Archeologici del Veneto, hanno ribaltato la prospettiva e contribuito a ricostruire storia, topografia e urbanistica della zona a nord, individuando lì la reale posizione del complesso capitolino. Vent'anni di scavi, ritrovamenti, verifiche, studi e approfondimenti da parte di decine di studiosi e specialisti in diverse discipline sono confluiti nel libro L'area del Capitolium di Verona, curato dalla Cavalieri Manasse e redatto da Brunella Portulano, pubblicato grazie al contributo della Fondazione Cariverona e presentato nella sala convegni del Palazzo della Gran Guardia. L'iniziativa è stata promossa da ministero per i Beni e le attività culturali, Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto e assessorati alla Cultura e all'urbanistica del Comune di Verona, con il patrocinio dell'Ordine degli Architetti di Verona. Il volume rende merito al poderoso intervento di scavo urbano del tempio capitolino e tratta pure delle trasformazioni subite nelle epoche successive. Secondo il professor Jacopo Ortalli, docente di archeologia classica dell'università di Ferrara, ha il pregio dell'organicità e di far quadrare i conti attorno alla storia di un edificio imponente che rimane però un mistero per tanti veronesi. Non esiste infatti un percorso museale e didattico aperto al pubblico nei luoghi interessati dalle indagini: le cantine di Palazzo Maffei, i sotterranei del Monte dei Pegni, le cantine di Palazzo Malaspina e gli edifici di Corte Sgarzerie. «Eravamo sul filo della musealizzazione dell'area, ma sono finiti i soldi» afferma Cavalieri Manasse. Come se non bastasse, tutti i reperti venuti alla luce, che hanno aiutato gli esperti a definire le caratteristiche architettoniche e la collocazione del Capitolium, dovrebbero essere esposti nel futuro Museo dell'ex Caserma San Tomaso, a fianco della chiesa parrocchiale. Futuro, appunto, e pare non ci siano grandi novità all'orizzonte. «I lavori sono fermi da sei anni e abbiamo già buttato oltre sei milioni di euro. Intanto, senza i contributi della Fondazione Cariverona, non avremmo potuto realizzare nemmeno questo libro», conclude, ringraziando il vicepresidente Eugenio Caponi. Dai resti, comunque, piuttosto modesti se confrontati con la grandiosità dell'area, si è arrivati a una completa ricostruzione di com'era e cos'era il Campidoglio; per il professor Gian Pietro Brogiolo, docente di Archeologia Medievale all'Università di Padova, siamo di fronte «a uno dei pochi casi di archeologia urbana arrivata a pubblicazione». Lo studio è completato da un dvd, realizzato da Dario Gallina sotto la direzione della Cavalieri Manasse e con la collaborazione di Raffaella Giacometti. Propone una suggestiva ricostruzione virtuale del complesso e un viaggio a ritroso nel tempo: il tempio a tre celle, le scalinate, elementi architettonici come triportico e criptoportico fanno venir voglia di sapere tutto e di più. «Il tempio del Campidoglio fu costruito come copia perfetta di quello che sorgeva a Roma, arcaico e ormai fuori moda, ed è l'unico esempio in tutta Italia» ha spiegato il professor Ortalli. «I romani esprimevano la loro identità qualificando la città a livello urbanistico: a Verona si scelse di guardare al passato, alla sua rispettabilità, rimarcando così il forte legame istituzionale e religioso con Roma». Immaginiamo l'intensa vita pubblica a due passi dal foro e i momenti riservati al culto delle divinità. Poi il sole tramontò anche sull'impero romano e il Campidoglio si disfece lentamente, inghiottito dalla città medioevale, fornendo materiale da costruzione. Al professor Brogiolo di Padova è toccato parlare della trasformazione e distruzione del complesso capitolino veronese. Ma Verona rimane un giacimento da valorizzare e sfruttare a dovere, per un turismo culturale sempre più raffinato, come ha ricordato il professor Silvino Salgaro, direttore del Dipartimento di discipline storiche artistiche archeologiche e geografiche dell'Università di Verona. E l'assessore alla Cultura Erminia Perbellini, consapevole che essere un sito Unesco sia un marchio di qualità, pare intenzionato a proiettare la città in un futuro dominato da cultura e piacere del vivere.