VENEZIA François Pinault «boccia» gli obelischi di Punta della Dogana. Il colpo di scena, ieri mattina nel corso di un sopralluogo del «signore dell'arte» in campo della Salute. Una valutazione rapida, da uomo abituato a decidere in fretta senza curarsi dei giudizi altrui. A differenza della percezione dai rendering e dai progetti di Tadao Ando, il collezionista francese ha deciso che, dal vivo, i due obelischi di pietra immaginati dall'architetto giapponese come stilema e logo del centro espositivo non ci saranno. «È stata una decisione repentina spiega Monique Veaute, direttrice di Palazzo Grassi e di Punta della Dogana François Pinault ha osservato l'effetto di insieme a lavori ultimati e ha deciso che gli obelischi non sono una priorità. Sia chiaro, però, che la decisione non è legata a nessuna delle polemiche degli ultimi mesi sugli obelischi». Tanto più che le autorizzazioni, sudatissime dopo più di qualche battaglia in diverse sedi istituzionali, c'erano ormai tutte. Si sarebbero potute iniziare le operazioni di collocamento dei due manufatti (da realizzare come da progetto fuori opera e poi trasportati in riva al Canal Grande) anche domani, ma monsieur Pinault, a quanto pare, ha cambiato idea. Una notizia quasi paradossale vista la passione con cui Ando ha sempre difeso la sua idea di un «segno grafico», unica novità visibile dall'esterno, della sua riconversione della Punta della Dogana in spazio espositivo per la collezione Pinault. Scelta difesa anche dalla Sovrintendenza veneziana a spada tratta. Paradossale anche alla luce delle estenuanti sessioni del consiglio comunale in cui i dubbi sull'opportunità di collocare i due manufatti si sono spesso trasformati in accanite battaglie fra maggioranza e opposizione, per non parlare dei passaggi in commissione di Salvaguardia. Dai banchi di Ca' Farsetti agli ultimi tentativi di bloccare il progetto portati avanti da associazioni come Italia Nostra che, solo pochi giorni fa, ha fatto recapitare un voluminoso dossier al Ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi, la strada dei cosiddetti «obelischi » è stata tutta in salita. Fino al coup-de-théâtre di ieri, non ci sarà nessuna nuova struttura in campo della Salute. Che poi gli obelischi sarebbero stati di 7 metri anziché di 11 come accusava Italia Nostra, ormai poco importa. Pinault ha spiazzato tutti proprio nel momento in cui aveva già vinto. Questo sarà il logo del centro d'arte Intanto, all'interno del nuovo spazio espositivo che definire blindato è riduttivo, fervono le operazioni di allestimento delle opere. Quanto alle sale ripristinate in puro stile zen dall'architetto giapponese, filtrano soltanto pochi entusiastici commenti da parte dei pochissimi che hanno avuto accesso alla Punta. Fra una poderosa opera di Richard Serra e la levità di alcuni Jeff Koons, prende vita quello che sarà il centro per l'arte contemporanea in città. Per vederlo, ci si metta il cuore in pace, si dovrà attendere l'inaugurazione nella settimana infuocata della Biennale, i primi di giugno. Ci si può accontentare, per ora, di una piccola anticipazione, il logo del futuro centro. È apparso ieri, come anteprima, sul sito dedicato all'arte Exibart. Logo dal sapore vagamente piratesco e chiaramente marinaro: una banderuola nera dalla punta smussata che ospita una scritta minimal «Punta della Dogana - François Pinault Foundation». Non è molto, ma in attesa dell'evento che rischia di rubare la scena alla Biennale stessa, non è neppure poco. 24 aprile 2009 (ultima modifica: 27 aprile 2009)