La soprintendenza blocca non solo le mura ma anche gli arredi e migliaia di libri. Qui nacque e abitò fino al 1978. Ora è sottoposta a vincolo Sembra di entrare a casa di un vecchio amico di famiglia. Scaffali alti fino al soffitto e zeppi di libri, il pavimento un po'imbarcato. I ritratti dei parenti appoggiati da una parte e nell'angolo una poltrona di pelle consunta. Non un dito di polvere sui mobili d'epoca. Da ieri la casa in cui abitò Giovanni Spadolini dalla nascita fino al 1978 al primo piano del civico 28 in via Cavour è sottoposta a vincolo dalla soprintendenza ai beni architettonici. Non sono solo le mura ad essere vincolate ma anche tutti gli arredi, gli oggetti e le migliaia di volumi (15mila per l'esattezza) che contiene al suo interno. Una casa nel senso più familiare della parola. É qui, nell'appartamento acquistato insieme ad altre proprietà dal nonno alla fine dell'Ottocento, che Spadolini vide la luce il 21 giugno 1925 ed è sempre qui che passò gli anni della giovinezza e della maturità, fino a quando, alla morte della madre, si trasferì nella villa del Pian dei Giullari, oggi sede della Fondazione Spadolini. QUI VENNE NOMINATO DIRETTORE DEL CORRIERE DELLA SERA - «Era in questo appartamento che il professore tornava quando fu nominato direttore del Corriere della Sera spiega Cosimo Ceccuti, oggi presidente della fondazione Ed era sempre questa la sua dimora nel periodo in cui era Ministro dei beni culturali e andava avanti e indietro da Roma». Alle pareti molti lavori del padre, abile (e noto) incisore che talvolta «soprattutto in estate» racconta Ceccuti si dedicava alla pittura, svelando doti di brillante macchiaiolo. Oltre ai quadri di famiglia nature morte e ritratti di fine Ottocento e inizio Novecento dalle pareti occhieggia anche una piccola parte della collezione personale di Giovanni Spadolini, come i dipinti degli amici Primo Conti, Lorenzo Viani e Nino Caffè e le stampe d'epoca napoleonica, sua grande passione. Alzando gli occhi si scoprono soffitti dipinti, fatti affrescare su commissione del nonno da un pittore tardo ottocentesco. Immagini che si susseguono e culminano nella parte alta dello studio, dove al centro volteggiano tre angeli a simboleggiare i tre figli e tutto intorno sono ben visibili dieci medaglioni nei quali sono dipinti i paesaggi di Treia, in provincia di Macerata, paese natale del nonno, e San Miniato, cittadina d'origine della nonna. Un romantico tributo alla famiglia, parafrasato attraverso piccoli scorci e particolari classicheggianti. Nei primi anni del secolo scorso l'appartamento era utilizzato come casa di città, luogo in cui trascorrere i mesi invernali per poi «migrare» al Pian dei Giullari dal giorno di San Giovanni al due di novembre, con una parentesi estiva, che la famiglia passava nella villa di Castiglioncello, a strapiombo sul Tirreno. BENE VINCOLATO - «Ci sono voluti circa tre anni per ottenere il vincolo dalla soprintendenza dice Ceccuti . É stata una procedura abbastanza lunga, ma ci siamo riusciti. Il prossimo passo è vincolare anche la villa al Pian dei Giullari». Il risultato è una sorta di museo o «casa della memoria » rimasta esattamente come la lasciò Spadolini 15 anni fa. «D'ora in avanti tutto rimarrà al suo posto. I quadri, gli oggetti continua Ceccuti , ogni cosa è stata catalogata e fotografata in modo che rimanga nella collocazione stabilita al momento del vincolo». In diverse stanze le pareti sono tappezzate di libri, tutti riguardanti un solo tema, i beni culturali. «La biblioteca è stata interamente schedata racconta il presidente della fondazione . Prima i libri erano semplicemente suddivisi per tema e il professore si ricordava esattamente dove era posizionato ciascuno di loro». Proprio al centro di una delle librerie, troneggia un grosso orologio con i numero romani. «Questo spiega gli fu regalato da Montale e da alcuni redattori quando fu licenziato dal Corriere». Un percorso cristallizzato, ora più che mai. Aperto solo per il consiglio di amministrazione della fondazione, due volte l'anno, e in via eccezionale per le visite di studiosi o di personaggi importanti legati al mondo della cultura. 24 aprile 2009(ultima modifica: 27 aprile 2009)
Corriere della Sera
24 Aprile 2009
Spadolini, nella casa intoccabile
LU
Ludovica Zarrilli
Corriere della Sera
La soprintendenza ai beni architettonici ha dichiarato vincolata la casa di Giovanni Spadolini, nataia e abitazione fino al 1978, al civico 28 in via Cavour a Roma. La casa, che contiene migliaia di libri e oggetti, è stata sottoposta al vincolo insieme alle mura e agli arredi. La casa è stata utilizzata come casa di città negli anni '20 e '30 del secolo scorso, e Spadolini l'ha utilizzata come dimora durante il suo lavoro come direttore del Corriere della Sera e come Ministro dei beni culturali. La casa è stata catalogata e fotografata per preservare la sua integrità.
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