Scomparso l'angioletto (in alto) dominante il «Pregadio» del Piffetti Sotto accusa il sistema d'allarme che aveva già fatto cilecca altre volte TORINO Sparito. Più precisamente rubato. Ha preso il volo l'angioletto che dominava il «Pregadio» del Piffetti nella sala del Levante, camera da letto della regina Margherita, della Palazzina di Caccia di Stupinigi. Ci risiamo, dunque. Dopo il clamoroso furto di mobili storici nel febbraio 2004 (quasi 20 milioni di euro il valore), un'altra opera d'arte è stata trafugata dalla residenza sabauda. Stavolta la quotazione si aggira poco sopra i 40 mila euro, ma si tratta comunque di un reperto prezioso, realizzato nel 1758 da Francesco Ladatte. Lo stesso regio fonditore creatore del cervo che domina sopra la Palazzina. Per non parlare, poi, delle tante sue opere esposte al Louvre di Parigi. E anche in questo caso a fare cilecca è stato il sistema d'antifurto. Non perché non abbia funzionato, ma perché è stato evidentemente manomesso. Anche se solo per poco. La statua, seppur facile da nascondere per le piccole dimensioni, si trovava all'interno di un'area completamente protetta dall'allarme. Perché non è scattato? O forse qualcuno lo ha disinserito? Oppure non è mai stato spento? Di sicuro i sei dipendenti della Palazzina, gli addetti alla sorveglianza e quelli che da tre anni sono impegnati nei lavori di restauro, possono entrare nelle stanze ancora cantiere solo ad antifurto spento. L'unica altra certezza è che la statuetta sia stata rubata. La sua scomparsa, infatti, è stata notata già lo scorso febbraio durante un sopralluogo della Soprintendenza alle Belle arti, ma la denuncia ai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico di Torino è partita solo ora. «In questi mesi abbiamo preferito accertarci che il reperto non fosse stato spostato in un'altra sala per il restauro - precisa la responsabili dei Beni mobili, Cristina Scalon -, ma una volta verificato che non era così abbiamo sporto denuncia ai carabinieri». E il commissario della Fondazione Ordine Mauriziano, Giovanni Zanetti, pur cercando di ridimensionare l'accaduto ribadisce che «si tratta di un episodio grave, sul quale è bene indagare». Il prestigio artistico del cherubino, del resto, viene ribadito in tutte le pubblicazioni più autorevoli che riguardano l'arredamento museale di Stupinigi. Un'applicazione in bronzo che arricchiva, con elegante leggerezza il Pregadio in radica di noce con intarsi geometrici, costruito da Pietro Piffetti, uno dei maggiori ebanisti europei del Settecento. Il Pregadio si trova nella sala 11 della residenza sabauda, in una nicchia di circa un metro quadro, all'interno dell'appartamento della regina. La sorveglianza a tutte le sale è rigidissima. «L'attenzione è altissima - conferma Cristina Scalon - soprattutto in seguito al furto di cinque anni fa». Eppure qualcuno è riuscito a beffare il sistema di sicurezza.