Negli scatti-denuncia esposti allArchivio Parisio, venticinque giovani architetti fissano i grandi abusi edilizi che hanno sconvolto coste e paesaggi del territorio. "Esistono piani regolatori che prevedono labbattimento. Ma non avviene mai" Da lontano sembra che i pilastri emergano direttamente dal mare e che il corpo in cemento delledificio galleggi sulle limpide acque di Acciaroli. Invece, lunico fabbricato che abbiano mai avuto il coraggio di costruire direttamente sulla spiaggia a ridosso della scogliera, dal mare dista quattro passi ma se ci si avvicina a quel pezzo di battigia il mare non cè, o meglio non si vede. È oscurato dal ristorante-mostro alto quattro piani, un groviglio di travi e pilastri innalzati con un disastro ambientale. La prima bruttura da cancellare è una ferita profonda sul lungomare della cittadina cilentana, bandiera blu dalle acque più pulite della Campania. Nel mare opposto, quello della costa di Sorrento, da 50 anni ancora si conserva lo scheletro dellalbergo-fantasma di Alimuri, più noto come ecomostro. Sono decine gli scempi edilizi fissati nelle fotografie del concorso "Demoliamoli", 50 immagini-denuncia di orribili architetture candidate provocatoriamente alla demolizione, in mostra allArchivio Parisio (piazza del Plebiscito 10, inaugurazione alle 17,30) fino all8 maggio. Sono angoli di strade, paesaggi di montagna, vedute marine, da Sorrento a Soccavo e fino a Caserta, scenari deturpati e fermati dallobiettivo di 25 giovani architetti invitati a fotografare gli scempi campani. «Esistono piani regolatori - dice lideatrice Federica Cerami - che prevedono labbattimento di edifici non conformi a delle regole. Ma sembra che non accada mai. Così abbiamo pensato di segnalare situazioni che magari restano ignote. Sperando di stimolare anche qualche presa di posizione da parte delle autorità». Liniziativa - organizzata dallassociazione ingegneri e architetti e dallarchivio fotografico Parisio, in collaborazione con lordine degli architetti e con la presenza del Fai, fondo per lambiente (catalogo Paparo) - si basa proprio sul valore affidato alla denuncia attraverso lo strumento fotografico. Tra i luoghi più incriminati e perciò incoronati vincitori, oltre ad Alimuri e Acciaroli, anche il ristorante Vincenzo a Mare, un gigantesco scheletro di cemento armato che sta da tempo immemorabile ai piedi del Rione Terra. Fotografie scelte dalla giuria di esperti non per la bellezza e la perfezione della tecnica ma per lalta valenza sociale che rappresentano. Come gli altri luoghi immortalati dagli altri sette partecipanti menzionati. Le case prefabbricate di via Vicinale Palazziello a Soccavo, costruite nel 1985 come alloggi provvisori dopo il terremoto che oggi ancora versano in condizioni di degrado e totale inagibilità. Il viadotto di piazza Ottocalli che passa a pochi metri dai palazzi; via Giacinto Gigante attraversata da una bretella della tangenziale spezzata a metà, rimasta incompleta. Il rudere di Sarno che a dieci anni dalla frana ancora aspetta un piano regolatore (ancora valido uno degli anni Settanta) che assicuri gli abitanti dal rischio alluvioni. La scuola di Piana di Monte Verna, nel casertano, costruita ai piedi di una montagna. E l'acquedotto medievale di Salerno invaso dalle case, costruite finanche sulle sue mura. (20 aprile 2009)