Dopo due anni dall'inizio del restauro torna a risplendere la Pala di San Zeno del Mantegna che tornerà nella omonima basilica di Verona il 21 maggio, festa del patrono. Il restauro è stato eseguito dall'Opificio delle Pietre Dure di Firenze su incarico della Soprintendenza per i Beni Storici per le province di Verona Rovigo e Vicenza, del Comune di Verona e del Museo di Castelvecchio e si è reso necessario perché l'opera presentava seri problemi conservativi, sia sulla superficie pittorica che sul supporto ligneo e sulla cornice, queste ultime mai trattate prima d'ora. Problemi dovuti essenzialmente a tre fattori: il naturale invecchiamento dell'opera in rapporto alle condizioni ambientali, i precedenti restauri e l'errato rimontaggio della struttura, conseguente ai numerosi spostamenti della pala nel corso dei secoli. La monumentale pala (cm 480 x 450) è l'ultima opera dipinta da Mantegna a Padova prima del suo trasferimento a Mantova. Selezionata da Napoleone per il Museo del Louvre, la Pala arrivò a Parigi nel 1798. Nel 1806 i due scomparti esterni della predella furono inviati al Muse des Beaux-Arts di Tours (dove ancora si trovano), in "cambio" di due importantissime tele dell'artista: il Parnaso e Minerva caccia i vizi dal giardino delle Virtù, provenienti dallo studiolo mantovano di Isabella d'Este Gonzaga. L'elemento centrale con la Crocifissione rimase invece al Louvre. L'opera restaurata sarà presentata il 29 aprile al laboratorio dell'Opificio delle pietre dure di Firenze dove rimarrà esposta al pubblico alcuni giorni prima del definitivo trasferimento.