DI SAN VINCENZO CE NE SONO MILLE L'appello del professor Settis per bloccare l'ondata di cemento che ha invaso San Vincenzo costituisce un monito per chi governa il Comune e la Regione. Quello che è accaduto a San Vincenzo, come in altre realtà della Toscana, dovrebbe far riflettere. Come dimostra puntualmente il professor Settis, nessun rapporto è rintracciabile tra crescita demografica, domanda di nuovi alloggi e quantità di case realizzate. L'assessore Conti conferma il giudizio. Conti ammette infatti che «San Vincenzo non è soltanto una realtà troppo edificata, ma non è neanche una bellezza!». A difendere gli esiti di questo cedimento alla rendita resta solo il sindaco di San Vincenzo, Michele Biagi, il quale, davvero goffamente, continua a chiamare "riqualificazione urbana" lo scempio del territorio. Senza nulla togliere ai demeriti di Biagi, bisogna dire che quei risultati, oggi tanto deprecati, sono il frutto di decisioni condivise proprio dalla Regione e dall'assessore Conti. Gli effetti sono stati devastanti, soprattutto per il territorio rurale invaso da seconde case e capannoni sparsi che cancellano il confine tra città, paesi e campagne. San Vincenzo è un paradigma di questo modello distruttivo, che non ha risparmiato neppure le stupende colline che dal mare risalgono verso S. Carlo. Biagi e Conti hanno previsto la stessa sorte anche per la tenuta di Rimigliano con una variante che prevede alberghi e seconde case in quello che, un tempo, veniva ritenuto un parco naturale. Ma il fenomeno è ben più vasto. Osservando la Toscana dall'alto ci accorgiamo che, con la sola esclusione di Grosseto e in parte di Siena, la tendenza è alla saldatura dei capoluoghi di Provincia. Viaggiando sulle strade toscane, con l'esclusione della Maremma e delle colline senesi, si attraversano territori nei quali si ha la percezione di una continuità costruttiva, dove piccoli campi si alternano a sempre maggiori nuclei edificati. In gioco è l'identità stessa della regione e la possibilità di rilanciare la sua economia. Dovrebbe essere ormai chiaro a tutti che la speculazione finanziaria legata alla crescita dei valori immobiliari, è stata una delle cause della crisi mondiale che ha travolto l'economia reale. Come dovrebbe essere chiaro che l'edilizia, di per sé, non garantisce sviluppo e benessere duraturo. Occorre tornare ad investire sull'edilizia popolare per evitare la fuga dei residenti che oggi si verifica dalle realtà turistiche e puntare tutto sull'adeguamento ai criteri di bioedilizia del patrimonio immobiliare pubblico e privato. Viceversa saranno compromesse irrimediabilmente le risorse fondamentali che costituiscono il futuro di una comunità. La replica del sindaco Biagi è distante anni luce da queste riflessioni. Ci chiediamo se, dopo il giudizio così gravemente negativo, l'assessore Conti senta il bisogno di fare qualche autocritica e di dire al sindaco come deve cambiare l'urbanistica a San Vincenzo e nelle molte altre realtà toscane che presentano gli stessi problemi. Noi proponiamo una soluzione semplice: una nuova amministrazione che separi gli interessi della comunità da quelli dei gruppi affaristici che la condizionano. Si torni insomma a far politica nell'interesse dei cittadini. consigliere comunale "Forum di Centrosinistra per San Vincenzo"
TOSCANA - PAESAGGIO. Di San Vincenzo ce ne sono mille.
Il professor Settis ha lanciato un appello per bloccare l'ondata di cemento che ha invaso San Vincenzo. L'assessore Conti ha confermato il giudizio, affermando che San Vincenzo non è soltanto una realtà troppo edificata, ma non è neanche una bellezza. Il sindaco Biagi continua a chiamare "riqualificazione urbana" lo scempio del territorio. La Regione e l'assessore Conti hanno condiviso le decisioni che hanno portato a questi risultati devastanti, soprattutto per il territorio rurale. San Vincenzo è un paradigma di questo modello distruttivo che ha cancellato il confine tra città, paesi e campagne.
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