Il 21 maggio, in occasione della festa di San Zeno, la pala di Andrea Mantegna sarà di nuovo esposta nella chiesa di Verona dedicata al Santo. Il restauro, durato due anni ed eseguito dall'Opificio delle Pietre Dure su incarico della soprintendenza di Verona, sarà presentato domani a Firenze. Si potrà ammirare così la rinnovata bellezza del capolavoro che nei secoli aveva molto sofferto, sia per il naturale invecchiamento, sia per restauri e montaggi sbagliati, sia per spostamenti forzati. Marco Ciatti, direttore del settore restauro dei dipinti dell'Opificio, assicura il felice e puntuale ritorno dell'opera, sorretta da una cornice proporzionata, lavorata con perizia estrema. La pala, che è poi un polittico, costò due anni di lavoro, fino al 1460, al Mantegna. È un'opera grande e complicata, misura 480 per 450 centimetri, e nei tre pannelli dal disegno movimentato e dai colori ricchi, riesce a dare come pochi altri grandi dipinti, la gioia della partecipazione a un colloquio eccezionale. Se infatti la splendida Madonna è raffigurata in trono tra nove angeli, attorno a lei sostano e si muovono Pietro e Paolo, Giovanni Evangelista e Zeno, Benedetto, Giovanni Battista e altri attori delle storie sacre. Il restauro ha interessato sia la superficie pittorica che il supporto ligneo e la cornice decorata, queste ultime mai trattate prima di ora. Per meglio eseguire indagini e interventi la pala era stata suddivisa in ben 14 parti. Così sono state affrontate tre tavole dipinte, tre scene della predella inframmezzate con paraste intagliate, la struttura lignea della predella, un architrave, il frontone diviso in due, le quattro «semicolonne». Chi ha avuto il privilegio di sostare nel laboratorio dell'Opificio in questi anni, ha avuto l'impressione di essere in una sala operatoria ad alto rischio, con le parti anatomiche enormi o piccolissime, separate su lettighe orizzontali e verticali. Comunque il restauro ha messo in evidenza come proprio l'eccellente qualità tecnica del Mantegna abbia permesso alla pala di attraversare quasi indenne cinque secoli di complesse vicende storiche. La superficie pittorica che presentava scarsa adesione del colore in alcune parti, alterazione di pittura e vernici degli ultimi restauri, è stata ripulita a dovere. Non poco impegnativo è stato il lavoro per la grande cornice lignea decorata, risanata nella struttura, pulita, completata e stuccata là dove c'era bisogno. Molto importante è stata la «scatolatura», definita conservazione preventiva. Sul retro di ogni tavola è stata costruita con pannelli di legno una specie di scatola contenente «aria segregata», in grado di controllare le differenze di umidità tra ambiente e dipinto.