Se Parigi si pavoneggia con la svettante possenza della torre Eiffel, Firenze dal canto suo risponde con un romantico scrigno in vetro e ghisa, il Tepidario del Roster straordinaria serra ottocentesca, che si trova tra via Bolognese e via Vittorio Emanuele, definita come la più grande e affascinante d'Europa, oggi però fatiscente e in balia degli eventi. Nasce per gli amanti della botanica e tutti gli anni ai suoi piedi rinnova la grande mostra dei fiori voluta e curata dalla storica Società Toscana di Orticultura, che tutt'oggi vi continua ad esporre vicino, ma senza poter disporre della serra. Era il 1880, anno magico per Firenze, che si scoprì polo attrattivo per inglesi e americani magnetizzati dalla sua languida bellezza. La stessa Virginia Woolf prendendo a pretesto il cane Flush scrive: «Flush bighellonava per Firenze e si godeva l'estasi degli odori. () Seguiva l'estenuante dolcezza dell'incenso per i violetti intrichi di buie cattedrali e annusando cercava di lambir l'oro sui cancelletti maculati delle tombe.() Conosceva Firenze come mai creatura umana l'aveva conosciuta; come non l'avevano conosciuta Ruskin né George Eliot». La città, trascinata dai fasti della capitale, nel 1878, per volontà della Reale Società Toscana dell'Orticultura organizzò la Prima Esposizione Nazionale di Orticultura. Nel fervore dei preparativi fu palese che il giardino al Pellegrino, necessitava di un Tepidario ampio e ben riscaldato, che potesse albergare le piante sia per l'esposizione che per le collezioni. La realizzazione dell'opera fu affidata a Giacomo Roster (1837-1905), ingegnere, architetto e consigliere della Società. Un nome illustre per l'epoca, conosciuto dai fiorentini e dagli intellettuali piemontesi grazie alle opere realizzate al fianco dell'architetto Giuseppe Poggi. Sotto la sua guida si occupò infatti della sistemazione dei palazzi di piazza Beccaria e soprattutto realizzò al piazzale Galileo e nel viale dei colli rustici e pittoreschi chalets, ancora visibili al Bobolino. Fu anche l'autore, nel 1885 dell'Ospedalino Meyer e nel 1887 del primo edificio del Manicomio di San Salvi. Ma fu il Tepidario a sancirne la gloria. Come descrive Dezzi Bardeschi ne «Gli orti di Parnaso. Il giardino dell'Orticultura a Firenze. Storia e progetto»: «Con il suo progetto, Roster, sviluppa il tema ludico fabulistico della definizione del grande involucro trasparente, carenato, che ingabbia e cattura lo spazio, all'insegna di libere evocazioni decorative orientaleggianti (fra esotico e moresco)». Una costruzione ambiziosa ed elegante quindi, che nulla ha da invidiare alla Palm house del Royal Botanic Gardens di Kew. Una serra scrigno ispirata al giardino d'Inverno della Royal Horticultural Society, realizzato a Londra dal capitano Fowke. Ci vollero due anni per costruirla, tanti quanti ne prese la Torre Eiffel. A pianta rettangolare, il Tepidario misura 38,50 metri di lunghezza per 17 di larghezza con una superficie coperta che tocca i 650 metri quadrati. L'interno tenuto tiepido da stufe, fu arricchito da due vasche con nicchie e spugne minerali e le parti decorative furono modellate dall'intagliatore fiorentino Francesco Marini e realizzate dalle officine Michelucci di Pistoia, mentre le colonnine in ghisa furono messe in opera dalla fonderia Lorenzetti sempre di Pistoia. Ben 9.700 pezzi, di cui 80 tonnellate in ferro cilindrato, sostengono la struttura moresca. Fu un trionfo nazionale tanto che durante l'inaugurazione nel 18 maggio del 1880, il cronista de La Nazione la definì «Il palazzo di cristallo». Nel 1911, quando il declino della serra già mordeva i fianchi, in occasione del cinquantesimo dell'Unità d'Italia, il giardino accolse la memorabile Mostra Internazionale di Floricoltura per la quale oltre ai monumentali allestimenti floreali, si provvide anche a creare il primo cavalcavia che supera la ferrovia. Inoltre si ingrandì il viale d'accesso e si decorò il cancello con stendardi. Nuovi padiglioni addossati al muro accolsero l'esposizione di libri, ceramiche e attrezzi da giardino oltre alle fotografie dell'epoca. Si crearono anche padiglioni espressamente dedicati per le piante ad alto fusto oltre ad un'area solo per le rose. Tutte le serre vennero ricolmate dalle piante provenienti dalla collezione di Carlo Ridolfi e di Carlo Torrigiani che fecero a gara in bellezza con gli espositori stranieri che per la prima volta portarono a Firenze le loro primizie primaverili. Anche se la serra ha avuto ripetuti restauri, ancora oggi è chiusa ed in continuo decadimento, in balia delle intemperie e dei vandali che ne riducono i cristalli. Un indecoroso epilogo per il palazzo di cristallo che voleva gareggiare con la torre Eiffel.
FIRENZE - Il fiore all'occhiello è appassito
Il Tepidario del Roster è una serra ottocentesca di Firenze, costruita nel 1880 per l'Orticultura della Reale Società Toscana. Fu progettata dall'ingegnere Giacomo Roster e realizzata da un team di artisti e operai. La serra è una struttura elegante e ambiziosa, con una superficie coperta di 650 metri quadrati e una pianta rettangolare. Fu inaugurata il 18 maggio 1880 e fu definita "Il palazzo di cristallo" per la sua bellezza. Nel corso degli anni, la serra ha subito diversi restauri, ma oggi è chiusa e in decadimento a causa delle intemperie e dei vandali.
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