Manifesto Sardo, 23 aprile 2007 Si illumina l'on. Maninchedda, che propone l'acquisizione pubblica e la trattativa con Impregilo-Cualbu, depositari di evidenti diritti giuridici (potrebbe forse portare i buoni uffici anche Renato Soru, a suo tempo proprietario dell'Unità assieme al Presidente della stessa Impregilo, quella delle grandi opere pubbliche e dei termovalorizzatori). Di questa illuminazione prima della sconfitta di Soru non vi era traccia. Solo il buio di una commissione d'inchiesta trasversale. L'importante è che non ci siano responsabili del disastro al Poetto. Per Tuvixeddu rimane centrale, in realtà, il pessimo accordo di programma. E poi gli errori giuridici e politici nelle varie fasi della giunta Soru, compresa l'indicazione del pur prestigioso architetto Clement: nel merito un'idea distante dal senso di quel paesaggio culturale (piacque solo ai sostenitori più diretti di Renato Soru e a qualche ambientalista che ora plaude alla proposta di Maninchedda); nel metodo uno degli errori più evidenti, e poco rispettoso di funzione e lavoro di una Commissione Regionale per il Paesaggio. Come non ricordare, infine, la scarsa attenzione della Soprintendenza per quelle orribili fioriere che delimitano l'area e gridano vendetta? Da tempo sosteniamo, sul nostro sito e sul Manifesto, che la trattativa sia necessaria, ma l'acquisizione non sufficiente. Innanzitutto trattare non significa che Tuvixeddu sia un bene comune per merito della eventuale generosità (ben remunerabile o permutabile) di Cualbu: atteggiamento foriero di una trattativa sbilanciata, poiché la mancata condivisione del valore pubblico di Tuvixeddu lo ridurrebbe ad una grana scomoda e comunque molto redditizia solo per i privati. Né ci convince la rinuncia al 'Museo del Betile': il limite metodologico che andavaandrebbe corretto nella traccia espositiva non significa perdere, cogliendo la necessità di un approccio non elusivo ai problemi del grande quartiere, una proposta culturale, fortissima, come quella del rapporto fra passato e presente nei linguaggi artistici, sul quale la Sardegna può essere polo mondiale. Per un tesoro come Tuvixeddu si faccia un accordo che possa trattare su tutto ma non sulla tutela integrale; si miri ad una progettazione seria, competente e di buon gusto, che dia ai cagliaritani e al mondo il senso di un luogo eccezionale e il piacere di attraversarlo, alla quale arrivare, corroborandone i contenuti, con un coinvolgimento ampio e democratico alle scelte della città. Riteniamo perciò fondamentale che la destinazione dell'area urbana venga interessata da decisi processi di partecipazione che vadano ben oltre le istituzioni, sino all'elaborazione di un concorso di idee. Le migliaia di nomi che firmarono l'appello da noi proposto assieme a Eddyburg e Cagliari Social Forum si impegnarono anche in questa direzione.