L'ordine è arrivato, perentorio, dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici. E così, quattro artisti hanno dovuto rimuovere le loro opere in esposizione per la rassegna editoriale organizzata da «Altrolibro». Ulderico, uno dei quattro giovani scultori, autore di «Baccalà» - che lui definisce un'opera sulla libertà di pensiero - si sfoga: «La chiesa "Croce di Lucca", viene utilizzata da sei anni per questo evento. Mi chiedo perchè, proprio adesso, abbiamo dovuto rimuovere i nostri lavori che ci sono costati mesi di impegno. Eppure abbiamo operato nell'assoluto rispetto della cappella e dello spazio, senza manomettere nulla. Avremmo restituito il sito nelle stesse condizioni di quando lo abbiamo rilevato». Le installazioni erano state esposte il 23 e dovevano restare in chiesa fino alla fine del mese. «Invece due emissari della Soprintendenza ci hanno intimato di sgomberare la chiesa. La verità è che noi che facciamo parte di un circuito underground siamo considerati "figli di un dio minore". E pertanto nessuno si è mosso in difesa della nostra arte». m.l.p.
CAMPANIA - Via le installazioni dalla cappella sconsacrata di piazza Miraglia.
L'ordine è arrivato, perentorio, dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici. E così, quattro artisti hanno dovuto rimuovere le loro opere in esposizione per la rassegna editoriale organizzata da Altrolibro. Ulderico, uno dei quattro giovani scultori, autore di Baccalà - che lui definisce un'opera sulla libertà di pensiero - si sfoga: La chiesa "Croce di Lucca", viene utilizzata da sei anni per questo evento. Mi chiedo perchè, proprio adesso, abbiamo dovuto rimuovere i nostri lavori che ci sono costati mesi di impegno. Eppure abbiamo operato nell'assoluto rispetto della cappella e dello spazio, senza manomettere nulla. Avremmo restituito il sito nelle stesse condizioni di quando lo abbiamo rilevato. Le installazioni erano state esposte il 23 e dovevano restare in chiesa fino alla fine del mese. Invece due emissari della Soprintendenza ci hanno intimato di sgomberare la chiesa. La verità è che noi che facciamo parte di un circuito underground siamo considerati "figli di un dio minore". E pertanto nessuno si è mosso in difesa della nostra arte. m.l.p.
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