I NODI DELLA VIABILITÀ. Dopo la bocciatura in Consiglio, il consigliere di An e i residenti tornano all'attacco. Nel mirino il piano proposto dall'assessore Tosato Ederle: «Oscuri i motivi del no alla strada parallela» I comitati: «La sicurezza e la vivibilità sono a rischio» È ancora bufera sul futuro di corso Milano. Non si placa lo scontro dopo la spaccatura all'interno della maggioranza sull'ordine del giorno proposto dal consigliere Stefano Ederle (An) che proponeva una strada alternativa e parallela alla stessa strada per il quale lo stesso Consiglio aveva approvato, nella seduta di giovedì, il progetto di riqualificazione proposto dall'assessore Paolo Tosato. L'idea di creare una nuova viabilità che partisse da via Da Mosto e si ricongiungesse con via Fava è stata però bocciata da Forza Italia, Lega Nord e Lista Tosi, che hanno motivato la scelta sostenendo che l'ordine del giorno di Ederle non era «una proposta condivisa», mentre ha trovato il consenso dei proponenti di An, supportati da tutta la minoranza di centrosinistra. Da qui l'arrabbiatura di Ederle che chiarisce: «La proposta, inizialmente richiesta a gran voce da tre comitati di diverse zone (Saval, San Massimo e Corso Milano), è stata esaminata dalla commissione Sicurezza che presiedo, insieme alla commissione Patrimonio e a quella Urbanistica che, addirittura l'11 marzo scorso, si sono recate sul posto per verificarne il tracciato». E prosegue: «In tale occasione, dove insieme ai comitati che illustravano tale proposta, erano presenti quasi tutti i consiglieri comunali, nessuno della maggioranza ha contestato l'idea o, almeno, ha espresso qualche perplessità. Anzi, si è registrato un entusiasmo generale». Ederle sottolinea poi: «Solo per tali ragioni, in qualità di presidente della commissione, ho redatto un ordine del giorno che riassumesse la proposta dei comitati e l'ho sottoposta agli assessori, competenti in materia, ovvero Tosato e Corsi, entrambi della Lega Nord, i quali ne hanno espressamente condiviso il contenuto e autorizzato la presentazione in Consiglio». Ederle, amareggiato per la inspiegabile bocciatura chiede quindi un «chiarimento sull'accaduto, visto che i consiglieri hanno espresso in blocco il voto contrario senza spiegare i motivi di tale scelta che tuttora ignoro». Inoltre nel corso della seduta, tra i vari ordini del giorno presentati relativi a corso Milano, sono stati bocciati tutti quelli della minoranza, presentati da Carla Padovani (Pd). Approvato invece solamente quello di Elena Traverso (An) che chiedeva l'inserimento di maggiori spazi verdi nella riqualificazione del corso, con il voto dell'opposizione che però, per bocca del consigliere Roberto Fasoli (Pd), ha stigmatizzato la logica di schieramento che aveva impedito alla maggioranza di votare il documento della Padovani che avanzava la medesima richiesta. Intanto, nel marasma dei giochi della politica, anche i comitati si dicono «perplessi e pieni di rammarico». A partire dal gruppo Viviamo Corso Milano che, contrario all'approvazione del progetto di riqualificazione giudicato «incapace di dare maggiore sicurezza, vivibilità e una diminuzione del traffico», definisce un «omicidio del buon senso» il voto contrario all'inserimento della bretella di via Da Mosto. E facendosi portavoce dei tre comitati, il gruppo fa sapere che la politica dovrà «assumersi la responsabilità di queste decisioni con le modalità delle quali noi siamo testimoni, di finte promesse e finto dialogo». E in tempo di elezioni, sono parole di un certo peso.
URBANISTICA. Corso Milano, bufera sul progetto
Il consigliere di An, Stefano Ederle, ha proposto una strada parallela alla strada corso Milano, ma è stata bocciata dal Consiglio comunale. L'idea era stata avanzata da tre comitati di diverse zone e aveva trovato il consenso della minoranza di centrosinistra. Ederle ha chiesto un chiarimento sull'accaduto, poiché i consiglieri hanno espresso un voto contrario senza spiegare i motivi. I comitati si sono espresso perplessi e pieni di rammarico, definendo il voto contrario un "omicidio del buon senso". La politica dovrà assumersi la responsabilità di queste decisioni.
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