Nel gennaio 2008 la municipale scrive al Comune: «Il regolamento è illegittimo» L'assessore all'Urbanistica nonostante l'avviso ha aspettato il primo sequestro prima di portare in consiglio le varianti Nel giorno in cui il Comune di Castglione firma il protocollo per la misurazione dell'efficienza dell'amministrazione, dai cassetti del Palazzo spunta una carta che sembra documentare un caso di chiara "inefficienza" amministrativa. I sequestri dei gazebo nel centro del paese, infatti, a quanto pare potevano essere evitati. E invece il documento in cui si segnalava l'irregolarità delle strutture rispetto al regolamento edilizio - e si chiedeva alla giunta un rapido intervento - è rimasto per oltre un anno "dimenticato" in quel cassetto. È quanto emerge da una lettera datata 8 gennaio 2008 nella quale la polizia municipale informa il responsabile dell'ufficio urbanistica, Claudio Gariboldi, di un serio problema che riguarda «le pertinenze esterne a servizio delle attività di somministrazione di alimenti e bevande». Con delibera del 30 ottobre 2007, infatti, la giunta Faenzi aveva previsto la permanenza dei gazebo - su suolo pubblico o privato - anche nel periodo invernale, dunque per l'intero arco dell'anno. Proprio in quei giorni a Grosseto infuria la cosiddetta "guerra dei gazebo", con la magistratura che - uno dopo l'altro - sequestra decine di gazebo (il primo il 3 ottobre 2007) e avvia procedimenti penali contro titolari dei locali e funzionari comunali. Procura e giudici, a Grosseto, contestano il reato di abuso edilizio, mettendo sotto accusa regolamenti e applicazioni che - di fatto - consentono a strutture che dovrebbero essere precarie di funzionare in realtà come volumetrie aggiuntive permanenti a servizio di bar e ristoranti. Negli uffici della Municipale castiglionese, evidentemente, si leggono i giornali locali, che in quelle settimane non parlano d'altro. E la bufera in atto nel capoluogo probabilmente stimola l'istruttore direttivo di vigilanza, Salvatore Esposito, e il responsabile del servizio, Gemma Bromo, a cautelare Castiglione - Comune e imprenditori - da possibili guai giudiziari. Esposito e Bromo prendono dunque carta e penna e scrivono all'Ufficio urbanistica. La delibera di giunta del 30 ottobre 2007, dicono, «prevede la permanenza su suolo pubblico e privato anche nei periodi invernali» dei gazebo. Una facoltà si specifica, limitata alle aree Ztl e concessa solo a quelle attività commerciali che restino aperte «per tutto il periodo di permanenza» dei gazebo stessi, escluso il giorno di riposo settimanale. Insomma, "gazebo fissi", ma solo per le attività aperte tutto l'anno, in modo che chi a settembre tira giù le saracinesche non possa lasciare lì il manufatto inutilizzato a ingombrare la strada. La "ratio" della delibera di giunta è chiara, ma - osserva la Municipale - configura possibili illegittimità. Perché «così come scritta, in mancanza di una procedura che ne disciplini l'uso effettivo, la norma non garantisce il rispetto della "stagionalità" delle strutture in questione, espressamente prevista dal regolamento edilizio». Esposito e Bromo sono molto precisi, e spiegano anche il possibile inghippo: «Le attività commerciali interessate potrebbero infatti non effettuare chiusure prolungate per ferie e, quindi, le pertinenze rimarrebbero sul suolo pubblico per anni senza nessun obbligo di smontaggio stagionale». Senza contare che «il controllo delle chiusure prolungate è reso molto difficile dal fatto che tali attività hanno l'obbligo di comunicare la chiusura dell'esercizio solo se questa è superiore ai 30 giorni». Insomma, se proprio in quei giorni la magistratura definiva "illegittimo" il regolamento del Comune di Grosseto sui manufatti precari perché consentiva, nei fatti, di realizzare gazebo "permanenti" in barba alla loro dichiarata precarietà, nella delibera della giunta castiglionese di spazi per le "furbate" ce n'erano ancora di più. Dunque la Municipale di Castiglione conclude chiedendo al responsabile dell'Urbanistica «di regolamentare con determina l'effettivo utilizzo delle pertinenze esterne in funzione dell'atto di indirizzo espresso dalla Giunta e nel rispetto delle previsioni del regolamento edilizio». Ma la richiesta cade nel vuoto. Un anno di silenzio assoluto, finché - febbraio 2009 - la Procura mette i sigilli al gazebo dell'osteria Pane e Vino. La domanda, a questo punto, è inevitabile: l'assessore all'urbanistica di Castiglione era stato messo a conoscenza dei rilievi mossi dalla Municipale alla sua delibera? Se sì, è curioso che - in tredici mesi - non abbia provveduto a intervenire. Se no, è evidente che qualche problema di efficienza nel suo Ufficio esiste. Solo dopo il sequestro del 16 febbraio scorso l'assessore Giulio Ciabatti si è mosso, affrettandosi a portare in consiglio una variante del regolamento edilizio che, oltre a tentare di sanare i gazebo, prevede tutta una serie di modifiche che finiscono per incidere sul piano strutturale, adottato nel 2007 e ancora da approvare. Un'azione esibita dalla giunta Faenzi come esempio di prontezza e rapidità, di capacità di intervenire subito a risolvere i problemi. Ma i problemi, creati tra l'altro proprio da una delibera di giunta, erano noti sin dal gennaio 2008: non ci si poteva muovere un po' prima?