Inattese le scoperte fatte nell'ex chiesa: è stata trovata anche una precedente costruzione con sepolture Il forno di fusione del '500 trovato sotto il pavimento dell'oratorio di San Rocco è il meglio conservato d'Italia Sono usciti risultati inaspettati da uno scavo che Brunella Bruno, direttore coordinatore della Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto ha definito «scavo santo». Più per le sorprese e la bellezza del risultato che per la sacralità dell'oratorio di San Rocco, orami da decenni sconsacrato e passato attraverso più mani e diverse funzioni. Ma quello che ha restituito merita l'entusiasta ammirazione della direttrice dei lavori che ha ringraziato il sindaco Giuseppe Trabucchi per la lungimiranza di aver voluto un controllo preventivo archeologico prima della sistemazione architettonica curata dall'architetto Giorgio Tessari: «Questo ha impedito di perdere molto o tutto, come è successo in tanti altri casi, dimostrando che l'archeologia preventiva non è una perdita di tempo e di soldi». Così i lavori di scavo condotti dall'archeologo Enrico Faccio, «un po' pazzo», l'ha definito la coordinatrice della Soprintendenza, riconoscendogli il carisma e l'intuito che sono gli ingredienti della vera passione, hanno messo in luce un "vicus" villaggio, del IX secolo, preesistente a una chiesa absidata con sepolture di cui sono state trovate parte delle pareti e dell'abside. Un secondo edificio di cui è difficile la definizione, è sorto in seguito, marcato da due muri perimetrali. Infine la chiesa romanica sul perimetro dell'attuale chiesa, i cui rifacimenti esterni la datavano nel '700. Ma la visita pastorale del vescovo Giberti nel 1540 che parla di una chiesa di Sant'Andrea in rovina e di una "campanula" hanno trovato conferma nell'officina metallurgica per la fusione di campane venuta alla luce sotto il pavimento dell'oratorio e che fa presumere l'avvio di un cantiere di ristrutturazione rinascimentale pare della perduta chiesa di Sant'Andrea. Il forno di fusione a cestone è il meglio conservato in Italia dei pochi finora scoperti, con tracce degli stampi di tre campane di diverse dimensioni: una grande lastra di cristallo sul pavimento della chiesa permette di poterlo vedere assieme all'ossario al centro dell'edificio. «I resti sono molto fragili perché si tratta in definitiva di avanzi di terra, paglia e sterco cotti dal fuoco: la conservazione è un restauro di tipo sperimentale che ci auguriamo possa dare i suoi frutti», ha auspica la dottoressa Bruno. Infine l'affresco di san Cristoforo, con il Bambino Gesù sulla spalla sinistra, unica traccia della decorazione parietale romanica, dai tratti ancora altomedioevali, scoperto e restaurato da Rossella Bassani, seguita e coordinata da Anna Malavolta, della Soprintendenza al patrimonio storico, artistico e etnoantropologico di Verona è un ulteriore tassello della bellezza sorprendente dell'edificio. Un video con la regia di Sebastiano Aragonese, realizzato da Enrico Faccio e Pierluigi Dander, che hanno condotto gli scavi con Elisa Lerco, ha ricostruito la storia dell'edificio, accompagnandola con le musiche originali di Faccio e Dejean Tinto. L'edificio è stato recuperato all'uso comunitario grazie all'acquisizione al patrimonio comunale e al restauro realizzato anche con fondi regionali.
ILLASI. Dallo scavo riemerge l'officina delle campane
Un gruppo di scavi archeologici ha scoperto una chiesa romanica in rovina, con sepolture e un forno di fusione del '500. L'edificio, chiamato oratorio di San Rocco, era stato sconsacrato e utilizzato per diverse funzioni. Gli scavi, condotti dall'archeologo Enrico Faccio, hanno messo in luce un "vicus" villaggio del IX secolo, con pareti e un'abside. Sono state trovate anche due strutture successive, una chiesa romanica e un forno di fusione. Il forno è il meglio conservato in Italia e ha rivelato tracce di tre campane. Un affresco di san Cristoforo è stato scoperto e restaurato.
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