Successo per la giornata di «porte aperte» promossa per fare conoscere il gioiello romanico di cui si sta concretizzando il recupero Affiorano i pavimenti, resti di altari e degli acciottolati: a guidare gli archeologi i ricordi dei «veci» del luogo Liberazione è stata, davvero. Liberazione da oltre 60 anni di terra, erba e piante che hanno soffocato i resti di muri, altari sacri, antichi pavimenti. Liberazione da decenni di oblio e dal misero destino di chiesetta abbandonata. Liberazione da tanta solitudine in un luogo da favola. Ha festeggiato così il suo personalissimo 25 Aprile, registrando il tutto esaurito, la chiesa di San Michele Arcangelo a Gaium, presa d'assalto da oltre 150 persone arrivate a piedi o in bicicletta, con bambini e cani al seguito, da Gaium, Rivoli, Caprino, Cavaion e tanti paesi vicini, ma anche da Verona o San Giovanni Lupatoto. Il volto noto, tra tutti, è stato quello di Sara Simeoni, rivolese doc e indimenticata campionessa olimpica di salto in alto. Giovani, adulti e «over 60» sono piombati a Gaium sorridenti e zelanti per ammirare l'edificio sacro durante il cantiere archeologico aperto da un paio di settimane dal nucleo operativo veronese della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto, sotto la guida dell'ispettrice Brunella Bruno. La Bruno ha dato il benvenuto nel sito rivolese, col sindaco Mirco Campagnari e al responsabile del progetto di recupero per Baldo Festival, Giancarlo Dotti. Sono stati gli scavi la grande attrazione della giornata, inserita nel calendario nazionale dell'XI Settimana della Cultura promossa dal ministero per i Beni e le attività culturali. I primi risultati del cantiere sono stati mostrati e spiegati dai giovani archeologi medievisti Emanuela Compri e Luciano Pugliese, mentre Fabio Salandini ed Erica Giacomi, collaboratrice di Erminio Signorini, hanno illustrato la parte storica e decorativa in mezzo ai cartelloni con il progetto di Baldo Festival e qualche quadro di artiste locali sul tema. Fa un certo effetto camminare sulle passerelle del cantiere e vedere, laddove da decenni non c'erano che prato e cespugli, le piastrelle del pavimento, i resti degli altari laterali e dei muri perimetrali, l'acciottolato da dove i fedeli maschi entravano in chiesa fino al 1944, prima dei rovinosi bombardamenti. Commuove vedere gli anziani di Gaium tornare indietro nella memoria e ripensare a tutte le volte che sono stati in quella chiesa per la messa, la prima comunione, le orazioni. Gli archeologi non nascondono di essere stati aiutati proprio dalla gente del posto a individuare i punti da cui iniziare a scavare; la gente ascolta, annuisce, osserva, si sorprende per la bellezza di questa perla incastonata in una posizione da brivido, tra le rive placide dell'Adige e le pareti rocciose del canyon della Chiusa. Pareva di vederlo sorridere il San Cristoforo affrescato sul campaniletto a protezione di viandanti e navigatori passati di lì per secoli. Da tanto tempo non vedeva così tante persone ai suoi piedi. Magari ora veglierà anche su di noi, pellegrini del nuovo millennio.
RIVOLI. San Michele svela i suoi tesori nascosti
La chiesa di San Michele Arcangelo a Gaium ha festeggiato il 25 Aprile con una giornata di porte aperte, con oltre 150 persone che hanno visitato il cantiere archeologico in corso. Gli archeologi hanno mostrato i primi risultati del cantiere, che ha rivelato resti di pavimenti, altari e acciottolati. La gente del posto ha aiutato gli archeologi a individuare i punti da scavare. La chiesa è stata abbandonata dopo la seconda guerra mondiale e ha sofferto di oblio.
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