Il sopralluogo Il ministro Ronchi in laguna a visitare i cantieri. Dopo lo sblocco dei fondi rifatto il cronoprogramma Al Consorzio la gestione per qualche anno. Intanto chiede al governo l'aggiornamento costi Ora che l'Europa ha chiuso la procedura di infrazione ed è pronta a staccare un maxi-assegno da 1,5 miliardi di euro attraverso la Bei, i tempi di costruzione del Mose non sono più in dubbio: il nastro sarà tagliato nel 2014. E anche se cinque anni sembrano tanti, il tema di oggi va già oltre: come funzionerà la gestione delle 78 paratoie? «Il Consorzio Venezia Nuova dovrà consegnarci non solo un'opera fatta a regola d'arte, ma anche funzionante spiega il presidente del Magistrato alle Acque Patrizio Cuccioletta Non possono consegnarci l'opera e dire "tanti saluti". Bisogna che restino per l'avviamento della gestione ». Un punto previsto dal contratto chiuso, firmato tra Stato e Consorzio, che dunque non dovrebbe prevedere esborsi ulteriori. Ma che potrebbe durare anche degli anni. «Due o tre, verosimilmente aggiunge Piergiorgio Baita, presidente della Mantovani, una delle capofila del pool di imprese private Il "sistema Mose" non sono solo le opere, ma il collaudo, la gestione delle procedure, insomma la dimostrazione che la macchina funziona». E, nonostante Cuccioletta ripeta che il Mose sarà un'«opera fredda» (cioè da cui i privati non avranno granché da guadagnare), questo significa che il Consorzio potrebbe comunque rimanere legato al Mose fino alla soglia del 2020, salvo poi mettere a gara gestione e manutenzione. L'occasione per questi discorsi è stata la visita del ministro delle Politiche europee Andrea Ronchi, che ieri è sbarcato a Venezia, ha fatto un giro sopra i cantieri in elicottero con il presidente Cuccioletta e quindi ha incontrato i giornalisti nella sede di Thetis all'Arsenale. «Io ho fatto solo il mio lavoro in Europea per sbloccare la situazione dell'infrazione ha spiegato il ministro Devo ringraziare il mio collega delle Infrastrutture Altero Matteoli, che mi ha subito chiesto di risolvere la questione del Mose, oltre ovviamente a Cuccioletta e al presidente del Consorzio Venezia Nuova Giovanni Mazzacurati». Ronchi, con al fianco il sottosegretario all'Economia, il veronese Alberto Giorgetti, ha magnificato il progetto («è un grande esempio di "made in Italy", una perla della cultura ingegneristica italiana da esportare») e si è scagliato contro l'«idea folle di bloccare l'opera ed impedire la salvezza della città più bella del mondo». È toccato all'assessore regionale Renato Chisso fare i nomi e i cognomi: «Quell'ex ministro che porta il suo stesso cognome, Edo Ronchi («non è mio parente», è stata la replica immediata, ndr), e Pecoraro Scanio, che se fossimo stati durante la prima guerra mondiale sarebbe stato fucilato per alto tradimento». Al di là delle parole, l'opera marcia spedita. Da un mese è iniziata presso la Fip di Selvazzano Dentro (Padova) la sperimentazione delle cerniere in scala 1:1, sottoposte alle sollecitazioni reali del progetto, comprese quelle antisismiche. «Anche se Venezia non è zona sismica», precisa Baita. «In tutto sono previsti nove mesi di sperimentazioni, poi partiremo con la gara europea delle opere elettromeccaniche», spiega Cuccioletta. Cioè a cavallo tra il 2008 e l'inizio del 2009. Un altro dei problemi aperti è invece il costo dell'opera. L'allungamento dei tempi dal 2012 previsto dal primo cronoprogramma al 2014 incrementerà i costi e le imprese del Consorzio hanno già presentato al governo una richiesta di applicazione dei decreti che determinano gli aumenti dei materiali di produzione. «Due anni in più hanno un'incidenza sui costi e poi ci sono le compensazioni volute dall'Europa e le opere integrative per l'inserimento paesaggistico-architettonico richieste dalla Soprintendenza », spiega ancora Baita. I tecnici del Magistrato stanno ancora facendo i conti.