Dalla memoria alla storia: Ferramonti di Tarsia (provincia di Cosenza) esce dalle paludi dei cattivi ricordi e delle baracche fatiscenti per entrare nella storia del dramma collettivo che ha coinvolto gli ebrei italiani e non solo. Costruito in poco più di quattro mesi a cominciare dal giugno 1940, il campo di concentramento di Ferramonti con le sue 92 baracche e gli oltre 2000 «ospiti», è stato il più grande centro di raccolta di ebrei in Italia, dopo la promulgazione delle leggi razziali. Il terreno messo a disposizione dal Comune di Tarsia, su disposizione del Ministero fascista dell'Interno, era paludoso e malarico e oggi - pur bonificato - anche il tracciato dell'Autosole sembra volerlo solo sfiorare. Come pure - per anni - quelle baracche in disfacimento facevano uno strano effetto a quanti percorrevano la lenta statale 19: sembrava di sentire la fisicità del dolore e dell'incertezza che dal 1940 al 1943 hanno vissuto uomini e donne (e bambini) di tante nazioni. A Ferramonti sono stati internati ebrei italiani, libici, sloveni, croati, greci, ungheresi, francesi, cinesi, slovacchi, jugoslavi e solo quando, nell'autunno del 1942, giunsero tre giovani ebrei polacchi, che erano riusciti a fuggire da un campo di lavoro forzato nazista, fu noto a tutti quello che accadeva a quanti venivano trasferiti a Treblinka e agli altri campi tedeschi. Fortunatamente nell'agosto del '43 non arriva mai a Ferramonti la disposizione del Ministero dell'Interno che ordina la chiusura del campo ed il trasferimento degli internati a Bolzano, così molti prigionieri si rifugiano sulle montagne per evitare le ritorsioni dei tedeschi in ritirata, fino alla liberazione del 14 settembre '43 quando arriva l'ottava Armata Britannica. Lentamente il campo si svuota e nel dicembre '45 viene definitivamente chiuso. E Ferramonti diventa lentamente un monumento al dolore di mille storie piene di addii e di rinunce e di soprusi e di privazioni. Fino a ieri: il sindaco di Tarsia, Francesco Panebianco, ha fortemente voluto - e realizzato - il Museo Internazionale della Memoria di Ferramonti-Tarsia, inaugurato ieri proprio dove un tempo sorgevano le baracche del campo. La cerimonia è stata arricchita dalla proiezione, in anteprima mondiale, delle riprese effettuate dalle truppe inglesi alla liberazione degli internati, avvenuta il 14 settembre del '43. Una pellicola che ha riproposto anche la gioia di una giovane coppia di fidanzati che festeggiarono la riacquistata libertà sposandosi il giorno stesso. All'inaugurazione ha partecipato anche il capogruppo dei Ds alla Camera, Luciano Violante. «Sono nato - ha detto - in un campo di concentramento in Africa dove mio padre e mia madre erano stati internati dagli inglesi, perchè comunisti. Per questo sono a Ferramonti, dove è stata consumata una pagina di orrore fascista». Erano presenti la scrittrice Elisa Springer, sopravvissuta ad Auschwitz, e Rita Koch, internata a Ferramonti. Così l'ex campo di concentramento ha finito di pagare il suo debito con la storia diventando un luogo del ricordo. E dell'ammonimento.