Distrutti anche gli elefanti che adornavano le rotatorie di Pontedera Un attacco agli organizzatori di eventi culturali in Valdera In fumo materiale della Fondazione Dalì PONTEDERA. Il lavoro di una vita di Nado Canuti, artista ottantenne (nella foto), è stato cancellato insieme a opere di altri colleghi da un incendio di probabile origine dolosa che ha distrutto un deposito di opere d'arte e di installazioni effimere, oltre che di materiali provenienti dagli allestimenti di eventi a Pontedera e nei comuni della Valdera, anche per decorare diverse rotatorie. I danni superano i due milioni e la società che ha in affitto il capannone sta facendo l'inventario. Si tratta di un attacco grave a chi negli anni ha sostenuto il movimento d'arte che ha il fulcro a Pontedera e ha avuto come promotore l'architetto Alberto Bartalini. Distrutte opere di Ceroli e Trafeli e anche i tre elefanti indiani di teak e foglia di ottone sbalzato che tante discussioni hanno sollevato. PERIGNANO. Il lavoro di una vita di Nado Canuti, artista ottantenne originario di Bettolle vicino a Siena, è stato cancellato da un incendio di probabile origine dolosa che ha distrutto un capannone usato come deposito di opere d'arte e di installazioni effimere, oltre che di materiali provenienti dagli allestimenti di eventi dedicati all'arte contemporanea, ospitati a Pontedera e dai comuni della Valdera. I danni superano i due milioni di euro. La stima potrebbe salire. La società che ha in affitto il capannone sta facendo l'inventario delle opere che erano state temporaneamente "appoggiate" nel deposito dagli artisti stessi o dai proprietari. Un fatto grave, dai mille risvolti oltre a quello economico. Un attacco alla cultura, agli autori delle opere, ai registi degli eventi d'arte, ai finanziatori. A quanti, nel corso degli anni, hanno sostenuto il movimento d'arte che ha il suo fulcro nella città della Piaggio e che ha avuto come promotore l'architetto Alberto Bartalini. Al clamore per il rogo è molto probabile che seguirà il balletto delle responsabilità o delle richieste di risarcimento. Il capannone, circa 250 metri quadrati, ora sequestrato, potrebbe essere assicurato. Ma le opere d'arte e tutto il resto non erano coperti da alcuna polizza assicurativa. Il deposito andato a fuoco, situato nella zona industriale di Perignano, è in uso all'architetto Bartalini e ad altri privati coinvolti nelle iniziative artistiche promosse soprattutto dal Comune di Pontedera. Non ci sono state conferme ufficiali, tuttavia risulta che insieme alle opere di Nado Canuti - dipinti e sculture che recentemente sono state al centro di una mostra al Museo Piaggio - siano state ridotte in cenere anche altre opere, di proprietà privata, realizzate da artisti come Mario Ceroli e Mino Trafeli. Distrutta anche un'installazione della Fondazione Dalì, che era vicino all'ingresso del deposito. Nel rogo è terminato anche il cammino dell'installazione itinerante che ha tanto fatto discutere i pontederesi: i tre elefanti indiani in legno teak e foglia di ottone sbalzato. Portavano piramidi a base ottagonale, in legno, rivestite in tessere di vetro a mosaico di Bisazza. Erano già stati facile bersaglio di un atto vandalico quando abbellivano la rotatoria all'uscita della superstrada, a Pontedera. Nessuno aveva pensato per la loro fine una performance così distruttiva: in un "prezioso" ripostiglio di cui pochi conoscevano l'esistenza. L'ipotesi più probabile, al momento, è quella dell'incendio doloso. Non il gesto di un balordo di passaggio, un attacco mirato. All'interno del capannone non ci sono possibili fonti per un cortocircuito: «Niente impianto elettrico, riscaldamento o altro - si dispera il sindaco di Pontedera, Paolo Marconcini - Cosa dobbiamo pensare? A meno che non ci sia stata una disattenzione, una sigaretta rimasta accesa. Ma chi poteva aveva interesse a fare tutto questo danno?». Alcuni imprenditori che lavorano nella stessa zona hanno raccontato di essere rimasti nelle loro aziende fino a tardi e di non avere visto niente di strano, almeno fino alle 22. Dopo le due nel deposito della società Segno srl c'era l'inferno. I vigili del fuoco (di Cascina, Lari e Ponsacco) hanno lavorato per molte ore, la scorsa notte, prima di spegnere il fuoco che ha attaccato e danneggiato anche un capannone confinante. Impossibile salvare le opere d'arte e tutto il resto, ridotti in cenere. Il sindaco di Pontedera, città con la quale Nado Canuti ha instaurato uno stretto rapporto di collaborazione, ha spiegato che sarà accelerato l'iter per istituire una Fondazione intitolata proprio all'artista di Bettolle il quale ieri è stato a Perignano. Ha osservato a lungo le macerie, cercando le sue creature, sperato invano di poter recuperare le sculture di bronzo. «Avevamo progettato una Fondazione Canuti - ha detto Marconcini - in modo da esporre le sue opere al pubblico in maniera permanente. Molte di quelle distrutte dall'incendio avrebbero fatto parte del progetto. Ora proveremo a concretizzare quest'idea in modo da rendere omaggio a un personaggio molto importante per la storia dell'arte del nostro tempo e al quale le fiamme della scorsa notte hanno portato via letteralmente un pezzo della sua vita. È anche un impegno morale che abbiamo verso un artista che ha dato tanto alla nostra città». «Non so cosa pensare - ha detto l'architetto Bartalini - il mio terrore è che possa essere un avviso». Profondamente colpito, il maestro Canuti, si è confrontato a lungo con il sindaco di Pontedera, Bartalini e gli stessi carabinieri della compagnia di Pontedera che ora seguono le indagini. «Ho perso le mie opere, è come se avessi perso un parente. È andato distrutto il lavoro di tanti anni, non lo avrei mai creduto possibile».