Il direttore della Galleria darte moderna: "I quadri vanno fruiti senza farsi condizionare È un esperimento" Le targhette di identificazione delle opere non ci sono. E le schede di presentazione delle sale sono state rimosse. Per orientarsi fra quadri e sculture di Otto e Novecento, alla Galleria darte moderna in via Palestro, bisogna affidarsi alle proprie reminiscenze scolastiche. Dalle pareti non arriva alcun aiuto per identificare i quadri. Via le indicazioni da museo e largo allistinto artistico, alla Gam si punta sullapproccio libero e incondizionato allarte. «Stiamo facendo un esperimento scientifico: guardare il quadro senza sapere cosa rappresenta e provare ad apprezzarlo per quello che trasmette», spiega il direttore della Galleria, Sandrino Schiffini. La sperimentazione non a tutti piace, però, e fra le stanze del palazzo settecentesco in tanti si aggirano cercando di raccapezzarsi fra le tele. Stanza XIII: su 17 ritratti dellOttocento, solo sette sono riconoscibili. Poco più avanti, sala XVI, 11 opere su 17 sono senza denominazione. E se nella stanza VI solo un esperto può riconoscere nella tela senza nome "Il sacrificio di Laoconte" di Hayez, nel corridoio del piano terra le dieci sculture di Antonio Canova e Gaetano Manfredini sono tutte senza cartellino. E ancora: stanza XXI, i dieci gessi sono innominati. In alcune stanze si sfiora il paradosso. Nellundicesima, per esempio, ci sono tre statue. La prima è sprovvista di qualsiasi indicazione. La seconda e la terza hanno sì la targhetta, ma titolo e autore sono segnalati in braille e, per una volta, ad avere il privilegio di riconoscere le opere sono soltanto i non vedenti. Quadri di Boccioni e Van Gogh, cere di Medardo Rosso e bronzi di Luigi Secchi: alluscita il libro degli ospiti è una raccolta unica di lamentele per la mancanza di indicazioni. «Più che un museo è un magazzino: molti bei dipinti, esposti pessimamente, alla rinfusa», si legge fra le pagine. E ancora, «Mettete le targhette», «Di chi è questo quadro?». Per chi preferirebbe la vecchia maniera del conoscere a quale tela ci si trova di fronte, una guida ci sarebbe. Scaricabile dal sito Internet della Galleria oppure da prendere in consultazione direttamente in via Palestro. Sul tavolone allingresso, una decina di opuscoli o poco più presentano le opere fotografate e catalogate. Nella stanza XXIX le opere segnalate sono tre, ma alle pareti ce ne sono sei. E la diciottesima sala, che la guida segnala come semplice "spazio espositivo", raccoglie opere come "Le due madri" di Giovanni Segantini, "Langelo della vita" e "Dea dellamore", sempre del pittore divisionista. E se prima di salutare la Villa Reale, Carlo ha lasciato un messaggio chiosando «Nessun taglio giustifica questa sciatteria, scrivere i cartelli per le indicazioni non costa nulla», curatore e direttore vanno dritti per la loro strada: «Non è detto che in futuro non ripristineremo le targhette. Per ora però, proseguiamo così».
MILANO - Opere senza targhetta E al museo scatta la protesta dei visitatori
Il direttore della Galleria darte moderna, Sandrino Schiffini, ha spiegato che il museo sta facendo un esperimento scientifico, chiamato "I quadri vanno fruiti senza farsi condizionare". Il museo ha deciso di rimuovere le targhette di identificazione delle opere d'arte e le schede di presentazione delle sale. Ciò significa che i visitatori devono guardare i quadri senza sapere cosa rappresentano e provare ad apprezzarlo per quello che trasmette. Il direttore ha spiegato che la sperimentazione non è stata accolta positivamente da tutti, e che alcuni visitatori si sono sentiti confusi e hanno cercato di orientarsi fra le opere d'arte.
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