Sommando la luce dell'apertura e lo spessore della muratura che la sovrasta, risulta alta più di sette metri la porta d'accesso all'antica Trebula Balliensis, oggi Treglia, frazione di Pontelatone, il centro sannita-casertano situato a breve distanza da Calvi Risorta (la Cales romana), Capua e Teano. Di più. Il varco, dalla forma a ogiva (simile alle porte di Micene o Tirinto, dunque), scoperto e recuperato da Nina Passaro e Antonio Salerno, funzionari archeologi della Soprintendenza di Caserta e Benevento, si trova in un bastione che è lungo quindici metri e spesso quattro metri». In buona sostanza - sottolinea Mario Pagano, soprintendente archeologo di Caserta e Benevento - quell'ingresso è senza paragoni in Europa». Se a questo si aggiunge che l'apertura, monumentale, è magnificamente conservata sia come geometrie sia dal punto di vista architettonico - strutturale allora ben si comprende la valenza del rinvenimento di Treglia. A riprova dell'importanza dei recuperi effettuati sono in agenda due iniziative. La prima, domani, prevede la presentazione alla cittadinanza degli scavi recenti; nell'altra, alla Seconda Università di Napoli, nella sede di San Francesco, a Santa Maria Capua Vetere, alle 10 di martedì 28, si presenterà il saggio Trebula Balliensis curato, tra gli altri, da Mario Pagano, Domenico Caiazza, Giuseppe Grossi e Natascia Pizzano. Indicata dagli studiosi come la «Pompei» del Sannio, perché al pari della città vesuviana è rimasta sigillata per un tempo lunghissimo, ma con la differenza che a seppellirla furono quattro colate di fango alluvionale scese dal massiccio trebulano, la città sannita sta restituendo reperti eccezionali per valenza storica, archeologica e culturale. Il recupero della porta principale e delle postierle (sono stretti varchi d'accesso ai camminamenti per le guardie) che le stanno ai lati sono, difatti, solo una minima parte di quanto rinvenuto negli ultimi mesi. Poco distanti dal principale accesso cittadino, inglobata in una seconda cortina difensiva, è stata rinvenuta una tomba-heroon, ovvero un monumento sepolcrale, risalente IV secolo avanti Cristo, che per l'importanza di quanto custodito e per la venerazione di cui era fatto oggetto non solo non fu demolito allorché vennero costruite le mura della città, ma per disposizione dei governanti ebbe un nuovo ingresso in sostituzione di quello occultato dalla cinta muraria. Inoltre, è stato individuato uno dei decumani cittadini ancora con il basolato di calcare perfettamente conservato. Ancora, sono state rinvenute numerose tombe, tra cui una risalente al IV secolo avanti Cristo, i resti dell'acquedotto cittadino e una statua, che secondo il soprintendente rappresenterebbe «Costante nelle vesti di Cesare imperatore». L'intera area oggetto dei recuperi costituirà il primo nucleo del Parco archeologico dell'antica Trebula. Un giacimento culturale che contiene anche un importante impianto termale per il quale è stato previsto il recupero sistematico. La therma, che conserva ancora tutti rivestimenti in pregiato marmo policromo, secondo gli archeologi venne realizzata in epoca imperiale e fu restaurata e dedicata a Costantino poco prima di essere distrutta da un violento terremoto del 346 dopo Cristo. «Insomma - rimarca Domenico Caiazza, ispettore onorario per i Beni culturali del territorio trebulano - stiamo riportando alla luce una città che non solo viene ricordata da Livio, Cicerone e Plinio il Vecchio, che è descritta nell'epigrafia sannitica e romana, ma che attirò anche l'attenzione di Lord Hamilton». Quest'ultimo, ambasciatore inglese alla corte dei Borbone, fu a Trebula per ben due campagne abusive di scavo, depredando vasi e suppellettili preziose dalle tombe intercettate.