È un fatto gravissimo quello accaduto ieri mattina alla Soprintendenza archeologica. Un contenzioso legato all'attribuzione di funzioni nell'ambito di quella amministrazione non può scavalcare sedi, regole e procedure di legge per trasformarsi in protesta spettacolarizzata. Non può rendersi protagonista di questo gesto un funzionario dello Stato che di fatto dà corso ad un blitz nell'ufficio della sua collega soprintendente per rivendicare la titolarità di quell'incarico. Un luogo istituzionale è diventato palcoscenico sul quale si è fatto scempio di stile e decoro istituzionali. Un velo di discredito è calato su una amministrazione prestigiosa e sulla sua massima espressione, la soprintendente Maria Luisa Nava, che intepreta il proprio ruolo in piena legittimità ed autorevolezza. È opportuno che l'episodio verificatosi ieri mattina non lasci indifferente chi ha responsabilità per intervenire. Se necessario anche adottando provvedimenti severi. Il blitz ieri mattina a palazzo Fiore di Mario Pagano, ex soprintendente per i beni archeologici di Salerno, Avellino e Benevento ed attualmente responsabile della neonata soprintendenza di Caserta e Benevento, si è svolto senza clamori. Il suo gesto di insediamento nella sede che rivendica «per palese ingiustizia» è stato solo un modo, come sottolinea, «per attirare attenzione sulla sua travagliata vicenda giuridico-amministrativa che si sta trascinando da mesi tra inadempienze varie degli organi dirigenziali del ministero per i Beni e le Attività culturali». Ricorsi, diffide, tutto nasce dalla contestazione che Pagano fa sulla validità del contratto triennale da lui sottoscritto il 4 febbraio 2008 come soprintendente di Salerno, Avellino e Benevento e dell'illegittimità di quello successivamente firmato dall'attuale soprintendente Maria Luisa Nava il 17 novembre dello stesso anno. Come tesi a suo sostegno l'archeologo napoletano fa riferimento alla sentenza del Tar del 23 maggio 2008 «esecutiva e regolarmente notificata al direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici della Campania ed al direttore generale per l'organizzazione del personale del ministero Antonia Pasqua Recchia» che annulla l'incarico dirigenziale della dottoressa Nava, rendendo, a suo dire, di fatto «nullo l'incarico di soprintendente di Salerno». Cosa che lei serenamente smentisce, chiarendo che i contratti precedenti alla riforma del ministero sarebbero venuti a decadere in base alla ridistribuzione delle soprintendenze. In parole povere, dopo il 31 marzo del 2008, sono nate dallo smembramento di Napoli e Salerno le due nuove soprintendenze archeologiche di Salerno ed Avellino e di Benevento e Caserta. «Nuove istituzioni - chiarisce Maria Luisa Nava - con tanto di nuova partita Iva. I vecchi contratti non avevano più efficacia, perciò la direzione regionale ha provveduto a stipularne di nuovi». Torniamo alla cronaca. Ieri mattina Pagano si presenta a palazzo Fiore, accompagnato dall'ingegnere Flavio Russa «come testimone». Il clima è disteso, si lavora a ritmo pieno al cartellone della Settimana della Cultura. C'è curiosità, certo, ma non più di tanto. Maria Luisa Nava è al suo posto, l'invasione pacifica del collega non ferma la sua scaletta di lavoro. Pagano viene fatto accomodare gentilmente in segreteria, lui accetta senza polemizzare. Poi la novità, l'arrivo inaspettato in soprintendenza di Pio Baldi. È alla Provincia di Salerno per presentare il bellissimo libro, voluto e curatodalla sua direzione, sui monumenti ai caduti di guerra del Salernitano. È a conoscenza del blitz, vuole porvi rimedio. Cerca immediatamente di smorzare i toni con una battuta rivolta a Pagano: «Sta qui per riconciliarsi?». «Non mi hanno fatto neanche entrare», replica lui. Baldi cerca di mediare, invita a ragionare davanti ad una tazza di caffè. La Nava si scusa, deve correre ad Eboli per inaugurare la mostra sui ritrovamenti archeologici di Castelluccia. Pagano passa al contrattacco, invita Baldi a dare voce alle sue diffide. «Non tocca a me - osserva l'alto dirigente - Sta tutto in mano all'Avvocatura generale dello Stato». Di fatti la sentenza del Tar Lazio, in cui Pagano compare come «interveniente», è stata appellata dal Mibca al Consiglio di Stato e lo scorso 17 marzo è stata rinviata nel merito. Aspettare ancora? Pagano non ci sta, chiede giustizia. Va via con l'annuncio che procederà immediatamente a denunciare Baldi per «inottemperanza del provvedimento di un'autorità giudiziaria e per omissione di atti di ufficio». Maria Luisa Nava, da parte sua, non vuole fare commenti. Per lei non esiste alcun oggetto del contendere. È fiera di quanto sta facendo a Salerno. «Nel nostro mestiere bisogna rinnovarsi - dichiara - guardare avanti. Sono orgogliosa dei risultati ottenuti in Basilicata, dove mi sono adoperata alla nascita del museo archeologico di Potenza, a detta degli esperti, tra i musei archeologici più belli ed innovativi d'Italia. A Napoli ho organizzato eventi di rilievo, a Salerno mi auguro di dare una spinta in più rispetto alla valorizzazione del suo straordinario patrimonio. È giusto che i contratti di soprintendenti siano triennali, se stai troppo tempo in un posto rischi di restare incardinato ai fatti locali, perdi la tua libertà di pensiero. Non ho legami, nè retropensieri. Pensi, ho rinunciato alla soprintendenza della Lombardia, perchè ho vissuto ed ho amici a Milano, città dove mio nonno, presidente degli industriali, e la mia famiglia erano noti e stimati. Sarei ritornata nel mio ambiente, ma avrei avuto le mani legate». m.r.