L'intuizione parte dall'Archivio storico catanese. La proposta arriva immediatamente al destinatario, Nicola Bono, sottosegretario di Stato ai Beni culturali: perché non proporre un archivio storico multimediale dei Paesi del Mediterraneo? L'iniziativa è interessante soprattutto in considerazione dei venti di guerra che soffiano in questo periodo, degli esiti eventualmente pacifisti dell'operazione, della possibilità di una cooperazione culturale internazionale che unisce i vari Paesi. Cooperazione che potrebbe intensificarsi con la faccia moderata dell'Isiam, ad esempio, quella dell'Africa del Nord, per dirne una. Per non parlare dell'importanza di una rete di documenti on line e pratiche introvabili che riguardano 25 Paesi: una stratificazione di civiltà millenarie da tradurre in carte (testamenti, antiche mappe, pergamene, titoli nobiliari, e via dicendo). Chiunque ne potrebbe usufruire: studiosi o anche semplici curiosi. «Un'iniziativa dei genere accelererebbe la ricerca, promuoverebbe la cultura in senso pratico e diffuso», sostiene Bono. E il sottosegretario non ha perso tempo: ha girato la domanda al Cipe (Comitato interministeriale di programmazione economica), di cui è membro, trovando una prima generosa adesione. Sicché al progetto andrebbero destinati nell'immediato circa 7 milioni di euro. Il Cipe, individuando iniziative tese ad una politica di rivalutazione delle aree depresse e che nondimeno guarda alla cultura, ha accettato la sfida. Sarà difatti l'Italia a sostenere il peso di investimenti maggiore. Agli altri soggetti coinvolti toccherebbe però garantire una quota di partecipazione. Catania diventerebbe la sede dell'avveniristico archivio storico multimediale. «Il problema adesso - ammette Bono -è quello di creare un programma che si faccia carico dell'obiettivo e quindi atte stare l'adesione dei Paesi». Una conferenza stampa internazionale si terrà in autunno, ma si è già al lavoro: al momento, si sta valutando il software da utilizzare, alla luce di un'unica gestione telematica che renderebbe uniforme la modalità di conservazione dei dati. «Il centro geografico sarà il capoluogo etneo, - ribadisce Nicola Bono - che diventerà in tal modo un centro propulsore della cultura siciliana. Ogni Paese, invece, dovrà pensare alla digitalizzazione del materiale. Forniremo un servizio di altissimo profilo». Restano da definire i costi di impianto e da sottoscrivere la partecipazione, Stato per Stato, magari con un protocollo di intesa. «L'operazione ha costi elevatissimi, -spiega ancora il sottosegretario - ma nel tempo queste spese dovrebbero essere recuperate anche perché la nuova produzione documentaria sarà messa in rete da subito». Lo scorso anno, all'Università di Catania, Bono aveva accennato all'idea solo in fase teorica - non sussistevano ancora i finanziamenti - e in quell'occasione venne data un'adesione di massima dagli undici Paesi presenti, che si dichiararono tutti pronti ad entrare nella cooperazione. «Credo sia difficile trovare opposizione nei vari governi - asserisce Bono -. E' giusto però procedere anche con i vincoli giuridici. L'iniziativa ha goduto di sostenitori indispensabili: l'editore Mario Ciancio, la Regione Sicilia, l'Università, il Comune e la Provincia Regionale di Catania».
A Catania un archivio storico multimediale dei Paesi del Mediterraneo
Il sottosegretario di Stato Nicola Bono ha proposto un archivio storico multimediale dei Paesi del Mediterraneo, che sarà sede a Catania. L'iniziativa è stata accettata dal Cipe e sarà sostenuta con 7 milioni di euro. Il progetto prevede la creazione di un programma che coinvolga tutti i Paesi coinvolti e la digitalizzazione del materiale. La sede del progetto sarà Catania, che diventerà un centro propulsore della cultura siciliana. Il progetto ha costi elevati, ma si prevede che queste spese siano recuperate nel tempo. L'iniziativa ha ricevuto sostenitori come l'editore Mario Ciancio, la Regione Sicilia, l'Università e il Comune di Catania.
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