Talenti e speranze nella città sfregiata Il viaggio nelle realtà locali si conclude in un territorio segnato da cemento e petrolchimico Il sindaco è ottimista: "Le case abusive durano poco recupereremo la nostra grecità perduta" La missione dello scrittore Domenico Seminerio Anzi due miracoli. La prima aperta sei mesi fa dallo scrittore Domenico Seminerio, "Laraba fenice" appunto, e qualche tempo dopo una seconda, "Edicolè Mondadori" in franchising. È il segno tangibile della rinascita di Gela, città crocifissa da quel petrolchimico calato dallalto, che ha ucciso in cielo gli uccelli, i pesci nel mare e deturpato i connotati armonici della colonia greca in cui vissero Tucidide e Eschilo. Ora cè davvero la speranza che la Pasqua di Gela non finisca più il venerdì, come ha scritto in una poesia il sindaco Rosario Crocetta, ma che abbia finalmente la sua domenica di resurrezione. Nelle stanze del Comune cè un frenetico andirivieni, impiegati al computer, tecnici chini sulle mappe, gente nelle anticamere. «Le nuove librerie - dice Crocetta - sono il risultato di un cammino intrapreso dalla nostra amministrazione per fare rinascere Gela. E la cultura è lo strumento più efficace. Il ripristino delletica e della bellezza, quindi della legalità e dellestetica, sono le nostre linee guida». «Quando sento dire la parola "irredimibile" riferita alla nostra città - aggiunge - mi viene un moto di stizza. Nulla è per sempre. I risultati del contrasto alle cosche sono visibili e anche sul piano urbanistico siamo sulla buona strada. Ristrutturazione del teatro e di altri palazzi storici, interventi per dare servizi alle periferie. Agli scettici pongo la domanda: "Quanto dura un edificio?" Una casa normale dura un secolo, una abusiva meno. E allora quante di queste case brutte tra cento anni saranno ancora in piedi? Ecco perché dico che Gela è la più bella città del mondo. E se non lo è, lo sarà. Chissà quando, ma tornerà ai fasti estetici della sua grecità». Seminerio, la moglie Siana e la figlia Elisa, sistemano libri. Lo scaffale donore è assegnato alle collane Sellerio, dove Domenico ha pubblicato il suo "Senza re né regno" e gli altri romanzi; poi ampio spazio ai libri per ragazzi, ai testi sulla storia e sui personaggi locali, ai manuali di cucina in onore del concittadino Archestrato, inventore nel IV secolo a. C. della gastronomia: Francesco Città, chimico con la passione per la cucina, ha operato una sorta di recupero archeologico dei procedimenti culinari di un tempo. Ed ecco in vetrina il suo "Viaggio nella gastronomia gelese. Da Archestrato ai nostri giorni" (Video Golfo editore). Dice: «Si dovrebbe fare di Gela la capitale del gusto in Sicilia: sono sorti un istituto alberghiero e una scuola professionale gestita dai salesiani. Siamo nella direzione giusta». Luigia Ferro, 19 anni, ultimo anno al classico, aspirante scrittrice, già premiata alla Settimana pirandelliana di Agrigento, trascina due sporte piene di romanzi e di saggi. «Quando marino la scuola passo le mattinate qui - dice - Prima dovevo andare fuori per rifornirmi. Questo è un luogo dincontro per chi ama i libri. Si organizzano dibattiti con gli autori; finora sono venuti Maria Attanasio, Gianrico Carofiglio e Salvatore Cosentino». «E prossimamente avremo ospiti Susanna Tamaro e Giancarlo De Cataldo - aggiunge Seminerio - Con il Comune stiamo attrezzando due cortili per gli appuntamenti allaperto nei pomeriggi estivi». Elisa, che per gestire la libreria ha congelato i suoi studi alla facoltà di Comunicazione a Perugia e si sobbarca ogni giorno il via vai da Caltagirone dove i Seminerio risiedono, racconta gli inizi. «Dopo una fase di studio, i gelesi si sono aperti. Poi tutti a dirci che da tempo pensavano di aprire una libreria. Tra i clienti più curiosi cè un giovane cattolico che ordina libri sul satanismo. "Bisogna informarsi per capire", dice. E lallenatore in seconda della squadra di calcio, molisano, che compra libri di filosofia, e dopo averli letti ritorna per parlarne con mio padre». Racconta Seminerio: «Lucia Lotti, procuratore capo della repubblica arrivata un anno fa da Firenze, mi raccontava il suo stupore nel constatare che a Gela non ci fosse alcuna libreria. Da tempo mia figlia sognava di aprirne una. E così siamo venuti qui a imbarcarci in questa avventura». «Gela è davvero una realtà sorprendente - dice Lucia Lotti - Le nuove librerie ne sono una prova. È una città complessa a cui guardare senza pregiudizi. Sono qui da un anno, mi ha colpito la ricchezza di intelligenze e il senso del tempo antico. La vivo come uno stimolante laboratorio della complessità». Pino Tuccio è un mite sessantacinquenne; dipinge da mezzo secolo paesaggi ridenti, frutti dai colori allegri e volti sofferenti. Ogni estate prende colori, tele e cavalletto e si va a piazzare in angoli controvento delle Madonie per cogliere lo spirito e le tinte di alberi e vallate. Gli anfratti della Quacella sono i suoi soggetti preferiti. Nella sua cucina-atelier a Santa Lucia, tele dappertutto e anche ceramiche di scuola calatina da lui istoriate. Ne va fiero. Pino qualche mese fa ha donato 95 sue opere alla chiesa di Santa Lucia per unesposizione permanente. Le tele, in unala della canonica, sono visitabili tutti i pomeriggi. È ricca di pittori, Gela. «Ogni quattro abitanti - dice Tuccio - uno è musicista, uno poeta, laltro pittore e lultimo fruitore». In realtà i maestri del colore sono molti di più. La loro storia recente inizia con Salvatore Solito negli anni Sessanta. Un farmacista che, ispirandosi allOttocento napoletano, dipingeva nel retrobottega, incurante della fila dei clienti. Poi esponeva le opere in vetrina. Antonio Insulla e Antonio Occhipinti hanno amato prima e praticato poi la pittura ammirando ore e ore i volti e i paesaggi esposti in farmacia. «Io mi diverto ancora con i colori - dice Insulla, 69 anni - Seguo da lontano il lavoro di Tuccio e degli altri, ma a dirla francamente tra noi non ci sono canali di comunicazione. Forse è meglio così, almeno salvaguardiamo loriginalità». Insulla ha germinato altri allievi: Lino Picone e Giovanni Iudice. Questultimo ha svoltato verso liperrealismo e a giugno terrà una mostra a Palermo a Palazzo Ziino. Nelle sue tele, quasi fotografie, una maniacale attenzione ai dettagli. Interni, spiagge, dove i protagonisti sono il silenzio e la compostezza. Il sole e la luce li attinge direttamente dalle finestre del suo studio, aperte sui tetti gelesi. Don Giuseppe Bentivegna ci trascina nel suo studio-bugigattolo venti metri più avanti dellAraba fenice. In uno spazio ristretto, dove il corpulento sacerdote stenta a muoversi, sono stipate 350 tele. Don Giuseppe ne tira fuori decine e le commenta una per una. Figure stilizzate, imprigionate dal grigio, animate da materiali poveri, ghiaia, vetri, strofinacci. E poi tante donne con labbroni smisurati, provocanti, dolenti. Uomini e cose sembrano spettri in cerca di identità, figure più vicine a Satana che a Cristo. Sagome inquietanti che turbano. «Lartista - dice don Pino - vomita tutto quello che non approva. È il filtro della società che ha smarrito la sua umanità». A vedere le tele devono essere tante le cose di questo mondo che non piacciono a don Pino. «A scanso di equivoci dico che prima sono sacerdote e poi pittore. Larte è volontà di Dio. E io Dio lho talmente amato e in qualche modo mi ha fregato attirandomi in questa dimensione che mi assorbe, che non mi rende libero». Non ci sono solo pittori in questa città che dagli anni Cinquanta con lindustria petrolifera ha raddoppiato i suoi abitanti, ormai 80 mila. «La nostra storia - dice Salvatore Giudice, preside - si interpreta con tre fatti: il boom post Enichem, la guerra di mafia e le case abusive. Tre fenomeni strettamente intrecciati. Dietro a tutto ciò, lassoluta assenza di coscienza critica e un analfabetismo galoppante che tocca quasi la metà dei nostri giovani. Gli intellettuali tacciono o non vengono ascoltati. O si rifugiano nel mito della grecità che non esiste più da millenni. Una prova di questo scollamento: nel Consiglio comunale siedono tutte le categorie tranne i docenti». Gela vive il complesso della grecità perduta come Palermo, a dirla con Piero Zullino, soffre la sindrome dellimpero federiciano perduto otto secoli fa. In piazza vigila da tempo la figura bronzea di femmina che turba i sonni dei cittadini. "A fimmina nuda", la chiamano. Molti non sanno chi sia, altri le accreditano origini mitiche, Kore, Proserpina. In realtà, come spiega Nuccio Mulè, custode della memoria storica della città, autore di saggi e monografie, si tratta di unopera dello scultore bagherese Silvestre Cuffaro, donata da un noto politico. Avvolta e imbacuccata la portarono qui a Gela e padre Federico Gioacchino avrebbe dovuta benedirla. Una volta scoperta e vistala ignuda, lindignazione fu corale. Venne rimossa, poi ricollocata. Poco ricorda Gela di altri nobili padri: Baiamonte di Terranova, uno degli eroi della disfida di Barletta, don Cherubino Gello, poeta e teologo, fino allo steso Archestrato e alla figura controversa di Salvatore Aldisio, alto commissario per la Sicilia dopo lo sbarco degli americani. Nella libreria è un via vai. A un certo punto fanno capolino pure i ragazzi del liceo classico: Federica, Dario, Rosario, Micol, Jenny, allievi della scrittrice Silvana Grasso. Raccontano la voglia di andare via. «Non ci sentiamo coinvolti qui, non ci accorgiamo dei fermenti artistici. Certo, cè la Grasso, ma mancano i punti di riferimento». A Gela la pratica della scrittura creativa è quasi tutta al femminile. Silvana Cassarà, insegnante di lettere, mostra il suo libro, "Ancora sogno": «Qui a Gela non si fa nulla, non ci sono guizzi. Mancano vivai. Non cè una stagione teatrale, non cè nulla che coinvolga veramente». Marina Incardona, maestra per 36 anni, a 50 anni ha esordito: tra le sue ultime cose, "Il mistero dellabito bianco" (2006): «Vivere e scrivere qui - dice - è starsene in un isolamento assoluto». Silvana Turco mostra gli opuscoli che pubblicava con il marito. E sospira. «Sognavamo di aprirla noi una libreria-casa editrice. Poi mio marito è morto. Sono contenta che un grande scrittore come Seminerio lo abbia fatto». Fine. Le precedenti puntate sono state pubblicate il 7, 10, 14 e 17 aprile