Si è riaperta la crisi del San Carlo. Sorprendono tuttavia a proposito del (sofferto) taglio di fondi da parte del Comune, che rende problematica la gestione del teatro le accuse di "ritorsione politica", lanciate dal ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna, e dallo stesso ministro per i Beni Culturali, Sandro Bondi. Infatti è stato lallora aspirante ministro Brunetta a dichiarare ("Repubblica",7-9-2007): «Se io fossi il ministro, il San Carlo lo chiuderei. Perché devo finanziare il San Carlo e non lavanspettacolo, le sceneggiate, le discoteche?». La stessa Carfagna è restata come una statua di sale quando Bondi lo scorso anno ha operato un taglio di 4 milioni del Fus, il Fondo unico per lo spettacolo a disposizione degli enti lirici, dichiarando peraltro il suo orientamento per il riconoscimento di uno status premiale di alto interesse culturale solo per la Scala di Milano e per la romana Santa Cecilia. E il San Carlo? Prima di suggerire una idea per lattuale soluzione dei problemi finanziari del teatro non posso non ritornare sul suo restauro. Alcuni aspetti non certo irrilevanti hanno destato stupore. Il nuovo parquet della platea è di modesta qualità e di colore peggiore. Inoltre, per la tappezzeria dei palchi, il soprintendente Spinosa ha recuperato un disegno originale dellarchitetto Niccolini, che ricostruì il San Carlo nel 1813. Perché il soprintendente ha poi approvato la scelta di un tessuto cinese, considerato scadente dagli esperti delle ditte di San Leucio che era lecito attendersi venissero scelte, dal momento che producono un altrettanto ignifugo ma pregiato tessuto serico a San Leucio? È poi sul problema del prosieguo delle operazioni di restauro del teatro che credo sia necessaria una riflessione. La nuova fase dei lavori (da agosto a dicembre 2009) prevede la sostituzione dellintera torre scenica del palcoscenico: una importante struttura lignea restaurata (3-4 milioni di euro) pochi anni orsono, e assoggettata a vincolo monumentale. Dovrà essere "musealizzata", cioè smontata e ricostruita in qualche locale di Palazzo Reale, ed è prevista la sua sostituzione con strutture metalliche per le moderne esigenze delle coproduzioni. Gioacchino Lanza Tomasi (è restato inspiegabile il suo allontanamento dal San Carlo perché poteva restare in qualità di consulente dopo il commissariamento) intendeva invece realizzare un programma diverso. Avrebbe destinato parte dei fondi stanziati dalla Regione Campania alla ristrutturazione del Politeama per gli spettacoli che necessitano di più moderne tecnologie, limitando al restauro conservativo lo storico teatro di San Carlo. Di fronte alla nuova crisi finanziaria non sarebbe il caso di sospendere la seconda tranche dei lavori e stornare momentaneamente parte dei fondi regionali per la gestione del San Carlo? La decisione spetta al commissario Nastasi e al ministro Bondi. Infine, circa la recente messa in scena del "Ratto dal serraglio" condivido lopinione non conformista di Sandro Compagnone ("Repubblica", 20 aprile), ma mi sarei sentito più confortato se la realizzazione dellopera di Mozart avesse avuto lapprovazione di Lanza Tomasi, un soprintendente che ha rilanciato limmagine del San Carlo a livello internazionale con programmazioni di grande qualità artistica. Lautore è presidente della sezione di Napoli di Italia Nostra