Livorno. Prima sentenza sul caso che ha coinvolto il capo dei gip livornesi, funzionari pubblici e imprenditori Giudice e prefetto colpevoli GENOVA. Condannati sei degli otto imputati del processo per gli scandali elbani che sei anni fa coinvolsero, tra gli altri, l'ex capo dei gip livornesi Germano Lamberti, l'allora prefetto di Livorno Vincenzo Gallitto e il suo vice, Giuseppe Pesce. Lamberti è stato condannato a tre anni per corruzione, come Pesce (due anni e due mesi), Gallitto a due anni per favoreggiamento e peculato d'uso. Il funzionario comunale di Marciana, Gabriele Mazzarri, a un anno e otto mesi, i costruttori Giusti e Filippi di Pistoia a tre anni e 4 mesi per corruzione. GENOVA. La prima sorpresa, nel giorno più atteso del processo per Elbopoli, è quando in aula spuntano alcuni familiari delle vittime del Moby Prince. Non hanno dimenticato che Germano Lamberti è il giudice che, da presidente del collegio, mandò assolti i quattro imputati del processo per la tragedia del 10 aprile 1991. E avevano annunciato che sarebbero venuti, per assistere alla conclusione del processo per gli scandali elbani. Lamberti è in aula, ma solo al mattino. Ascolta le ultime dichiarazioni spontanee di Pesce che ribadisce la sua innocenza, poi riprende il treno per Livorno. Arriva Morisani. Quando la sentenza viene pronunciata, in aula degli imputati è rimasto solo l'ex viceprefetto. Ci sono gli avvocati genovesi, il pubblico ministero Paola Calleri e il procuratore aggiunto Mario Morisani, che insieme a lei ha diretto l'indagine. Ormai sono le 17,30 e la camera di consiglio va avanti da sette ore quando escono il presidente del collegio, Giuseppe Dagnino, con gli altri due giudici, Marco Panicucci e Paolo Lepri. La lettura del dispositivo dura quasi sei minuti, poi parte la caccia a capire quali siano i reati per i quali sono arrivate le condanne, nella babele di capi d'imputazione, fra condanne e pene accessorie. Ciò che emerge chiaro, comunque, è che rispetto alle richieste del pm, le condanne sono più lievi. Pesce indignato. Ed è Pesce il primo a reagire con una certa decisione, per nulla soddisfatto dalla condanna a due anni e due mesi. «Sono innocente e sono stato condannato per corruzione: potrei forse essere contento?», dice mentre fa per imboccare la scala che dal settimo piano del palazzo di giustizia genovese conduce all'uscita. «Non me ne importa niente se il pm aveva chiesto quasi sette anni - prosegue - perché io non ho fatto nulla e ho cercato di spiegarlo fino in fondo. Ora invece mi ritrovo condannato. Se farò appello? Certo, su questo non ci sono dubbi. Lo farò eccome. E sono pronto a rinunciare alla prescrizione: andrò fino in fondo perché sono una persona rispettabile e non sono mai stato corrotto». I familiari del Moby. In fondo all'aula del tribunale, Loris Rispoli, presidente dell'Associazione 140, che raggruppa i familiari delle vittime del Moby Prince, ha ascoltato in silenzio la sentenza. A lui interessava, come detto, la posizione di Lamberti: «Che un giudice venga condannato per corruzione non mi sembra un fatto così normale. E' il giudice che ha guidato il collegio del processo in primo grado sulla tragedia nella quale sono morte 140 persone. Oggi ritengo che questo pronunciamento dei giudici genovesi getti un'ombra, o se vogliamo una luce nuova, sulla sentenza che fu emessa a Livorno sul Moby Prince: penso che sia giusto che la magistratura livornese ne tenga conto, nell'indagine che ha riaperto. Il giudice Lamberti mi sarebbe piaciuto vederlo durante la lettura della sentenza, così come lo vedevo mentre era lui a leggere la nostra». Gallitto ricorre. Al pari di Pesce, anche il prefetto Vincenzo Gallitto ricorrerà in secondo grado. Ad annunciarlo è il suo legale, l'avvocato Nunzio Raimondi, che non era presente alla lettura della sentenza ma è stato informato del verdetto. «E' importante che Gallitto sia stato assolto da uno dei due casi di corruzione e che la condanna sia avvenuta solo per favoreggiamento - dice - e così anche per l'altra condanna: il peculato d'uso non è lo stesso reato di peculato. Comunque credo che in Appello sarà possibile dimostrare l'innocenza del mio assistito. Diciamo la verità: verso di lui, le accuse della Procura hanno fatto un buco nell'acqua». Il silenzio di Lamberti. Chi non parla è il giudice Germano Lamberti, che fino a questo momento ha sempre respinto al mittente ogni accusa. Né lui, né il suo difensore, l'avvocato pisano Stefano Del Corso, ieri hanno commentato il verdetto. La pena di tre anni è stata interamente condonata, ma il fatto che colpisce è che sia stata confermata dal collegio l'accusa di corruzione in atti giudiziari, che sembrava potesse essere derubricata in abuso d'ufficio. In più la pena accessoria di cinque anni di interdizione dai pubblici uffici sembra poter mettere fine alla sua carriera. Resta da capire, naturalmente, se deciderà di ricorrere o no. LA STORIA L'ESTATE CALDA Estate 2003: i palazzi del potere tremano decisamente quando si sentono i primi effetti dell'indagine iniziata dalla Procura di Livorno e poi trasferita a Genova quando i magistrati si imbattono nel giudice Lamberti. Sono due gli episodi principali sui quali si concentra l'inchiesta. L'ECOMOSTRO Il Centro servizi in costruzione a Procchio, nel Comune di Marciana, secondo la Procura, doveva essere sequestrato ma il gip Lamberti disse di no dopo un paio di incontri con Coppetelli. Secondo l'accusa, la Edilmare, società dei costruttori pistoiesi Filippi e Giusti, stava effettuando una serie di lavori non autorizzati e se il giudice rigettò il sequestro lo fece perché colpevole di corruzione in atti giudiziari, dal momento che gli fu promessa la possibilità di acquistare un appartamento a prezzo vantaggioso. LA VECCHIA DISCOTECA Secondo filone dell'indagine: siamo a Cavo, nel Comune di Rio Marina. La giunta municipale è caduta da poco e l'uomo incaricato di traghettare l'amministrazione verso le successive elezioni è Giuseppe Pesce, nella sua veste di commissario prefettizio. Pesce nomina l'ingegnere grossetano Uberto Coppetelli superconsulente per urbanistica e edilizia, con delega a presiedere la commissione edilizia. La Filgiust, altra società di Giusti e Filippi, doveva costruire un residence in un'area dove una volta sorgeva una discoteca, la «Costa dei barbari». Ma anche in questo caso, secondo l'accusa, c'erano forti irregolarità, a partire dalla violazione del piano regolatore del Comune. LA RIVELAZIONE La notizia che i prefetti e il giudice sono indagati viene appresa dai diretti interessati da quella che viene definita «una fonte confidenziale». Si tratta, secondo l'accusa, dell'allora ministro dell'Ambiente Altero Matteoli, oggi titolare del dicastero delle Infrastrutture. Gallitto, secondo quanto ricostruito durante l'indagine, organizza una vera e propria riunione nella sede elbana della prefettura per informare tutti dell'esistenza di un fascicolo d'indagine. Per questo, Matteoli è sotto processo a Cecina, accusato di favoreggiamento, nell'attesa che vengano definite le disposizioni del lodo Consolo. LE AUTO BLU Fra le questioni contestate all'ex giudice e ai prefetti, anche l'utilizzo improprio delle auto di rappresentanza della prefettura. Secondo la Procura della Repubblica di Genova, Gallitto le offriva agli altri con eccessiva disinvoltura. Da qui l'accusa di peculato, derubricata ieri dai giudici in peculato d'uso.
Il Tirreno
22 Aprile 2009
TOSCANA - ELBOPOLI. Elbopoli: i costruttori edili hanno corrotto
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