L'ultima meraviglia archeologica al Rione Terra è venuta alla luce qualche giorno fa nei pressi di piazza San Celso durante la campagna di scavi: si tratta di un edificio con un imponente scalone di marmo. Due le ipotesi formulate dagli archeologi: si tratta di uno dei palazzi che faceva parte del Foro della città romana risalente al 194 avanti Cristo o di una sontuosa villa patrizia. Si tratta, comunque, di un'opera monumentale che conduceva al tempio di Augusto, segno che non c'erano solo tabernae e lupanari sull'acropoli (visitabili già d'adesso, grazie alla Regione e alla Sovrintendenza), ma anche edifici pubblici, le cui basi sono stati resi evidenti, negli ultimi lavori. Lungo l'arteria viaria che, dal Sedile dei Nobili porta al Duomo, c'è, inoltre, un tracciato in basolato e lì sono state scoperte due epigrafi, in fase di traduzione, ma che dovrebbero essere una sorta di attestato di ringraziamento per i nobili che, lungo la strada, avevano installato statue. C'è di più, sul lato sud della rocca, per la prima volta dopo undici anni di scavi, le mura in opus reticulatum sono state ritrovate incastonate nei palazzi seicenteschi. È come se fosse emersa la città sotterranea e parallela, quella d'epoca imperiale, usata, nelle epoche successive, come scheletro per reggere nuovi edifici. Le mura tufacee potrebbero essere quelle di una villa nobiliare, poco distanze dal cuore vivo dell'acropoli. E non è finita, al di sotto di Palazzo Migliaresi, c'è un larario le cui decorazioni sono costituite da affreschi e teste marmoree di serpenti, in altorilievo. Ancora una volta il Rione Terra sorprende e diviene il simbolo delle stratificazioni storiche di Pozzuoli. Nonostante Strabone, il geografo dell'età augustea, ricordasse che questo luogo era uno scalo navale di Cuma, va detto pure che i reperti greci ritrovati sono pochissimi. Cosa diversa per l'urbs romana che prende forma, poco per volta, prima con la scoperta delle tabernae e poi con gli ergastula, piccole cellette destinate agli schiavi. Agli scavi si aggiunge ora un nuovo elemento: un progetto del Consorzio Rione Terra (concessionario dell'opera di ristrutturazione) che prevede il recupero della strada in basolato che dalla piazzola d'ingresso porta al Duomo e la realizzazione di un'altra strada, all'altezza di quattro metri, con moduli d'acciaio, più facilmente percorribile. La soluzione architettonica consentirebbe la vista sulla rocca anche dalla darsena. Il progetto attende ora l'esame delle sovrintendenze. Intanto, oltre agli scavi, si va avanti con la ristrutturazione degli edifici. In cassa ci sono 8 milioni di euro, mentre sono stati stanziati 62 milioni come fondi Cipe e altri 10 per il tempio di Augusto, prima di poter spendere questi fondi, però, bisognerà sciogliere i nodi burocratici. Il piano di restauri, infatti, è al vaglio del comitato tecnico regionale, mentre il Comune ha il compito di approvare i cambi di destinazione d'uso degli edifici. L'intera procedura terminerà con la firma dell'accordo di Programma tra tutti gli enti interessati (commissario straordinario di governo, Capitaneria, Comune, Sovrintendenza), ma non c'è ancora una data, anche se le istituzioni sostengono, da cinque anni, che l'intesa istituzionale c'è. L'obiettivo è trasformare il Rione Terra non solo in un museo, ma anche in un centro ricettivo e culturale.
Pozzuoli. Rione Terra, spuntano altri tesori
Nella zona del Rione Terra di Pozzuoli, un edificio con un scalone di marmo è stato scoperto durante una campagna di scavi. Gli archeologi hanno avanzato due ipotesi: potrebbe essere uno dei palazzi del Foro romano o una villa patrizia. L'edificio conduceva al tempio di Augusto, indicando la presenza di edifici pubblici. Sono state scoperte due epigrafi che sembrano attestare il ringraziamento dei nobili per le statue installate lungo la strada. Le mura in opus reticulatum sono state ritrovate incastonate nei palazzi seicenteschi, suggerendo la presenza di una città sotterranea.
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