NAPOLI - Le opere d'arte trafugate lo scorso 16 marzo dall'abbazia di San Michele a Procida sono state ritrovate dai carabinieri in un garage di Pomigliano d'Arco. I militari hanno sottoposto a fermo un uomo, Giuseppe Martucci di 37 anni. Dall'abbazia furono trafugati 5 reliquari, 3 corone, di cui una d'argento, 4 quadri ad olio su legno, un Gesù bambino in legno del XVIII secolo, 5 angeli in legno di varie epoche, un crocifisso in argento del primo settecento, una croce in argento, una collana, due statue, 10 reliquie e 51 pastori. Insomma, un vero e proprio tesoro, catalogato alla soprintendenza ai Beni Culturali, che i militari della stazione di Chiaia hanno trovato tra vecchie stracci e che come sospettano gli investigatori sarebbe stato poi venduto. Tutte le opere sono state restituite all'abbazia. Il tesoro di San Michele tornerà a Procida giusto in tempo per la celebrazione, l'8 maggio, della festa del Santo che è anche il patrono dell'isola. «La fine di un incubo ha detto uno dei due collaboratori del parroco giunti a Napoli per verificare lo stato delle opere - che ha segnato l'intera comunità isolana poco abituata a questo tipo di reato e la cui serenità è stata di colpo violata da questo furto sacrilego». E in effetti, i ladri hanno avuto vita facile visto che la chiesa e le opere, quasi tutte custodite in teche, non sono protette da sistemi di allarme. «L'ultimo furto del genere - ha detto l'anziano collaboratore facendo riferimento ai documenti storici in possesso dell'abbazia - avvenne nel 1700 quando ad essere saccheggiata fu la chiesa dell'Annunziata. Ci siamo affidati al mare, che ci ha sempre protetti, ed alla devozione al Santo - dice quasi giustificandosi ma a quanto pare i ladri non condividono gli stessi sentimenti ». Commosso il sindaco di Procida, Gerardo Lubrano Lavadera: «Siamo emozionati, soddisfatti e ringraziamo i carabinieri per la brillante e celere operazione. L'abbazia è il patrimonio più importante che abbiamo sull'isola di Procida ed il valore che ad essa attribuiamo non è solo artistico e culturale ma soprattutto affettivo, quindi il furto all'abbazia è stato un furto che ogni procidano ha sentito suo».