ROMA «Se il ruolo e il potere dei sovrintendenti fossero stati messi da parte nel cosiddetto 'piano casa', mi sarei sicuramente dimesso. Giorni fa ero prontissimo ad andarmene, dopo aver appreso delle prime versioni che circolavano... l'ho spiegato proprio ieri al ministro Sandro Bondi». Parola di Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, nominato da Bondi dopo le polemiche dimissioni di Salvatore Settis in aperto dissenso col ministro. Per poco, insomma, il Consiglio non si è ritrovato senza presidente per la seconda volta in poche settimane. Carandini lo aveva detto il giorno del suo insediamento, il 18 marzo: «Il 'piano casa' è un allarme per il Paese. Rischia di portare nuove rughe al volto già usurato del nostro paesaggio rurale e urbano». E in questo periodo ha monitorato attentamente, e con grande riservatezza, la situazione. Soprattutto su un punto che allarmava il mondo della tutela: secondo le prime versioni, il parere delle sovrintendenze sulle autorizzazioni paesaggistiche sarebbe diventato «non vincolante». Ovvero (pericolosamente, per i difensori del paesaggio) superfluo. Carandini: «Poi c'è stata la mediazione non solo del ministro Bondi ma anche del sottosegretario Gianni Letta. I contatti tra me e loro con molte associazioni legate alla tutela, prima tra tutte il Fondo Ambiente Italiano presieduto da Giulia Maria Crespi, sono stati continui ». E alla fine il ruolo delle sovrintendenze, e il peso dei loro possibili «no» a molte richieste di interventi, nell'ultima versione del piano in circolazione è salvo. Infatti è molto soddisfatto l'intero Consiglio superiore che il 20 aprile, all'unanimità e sotto la presidenza di Carandini, ha votato una serie di raccomandazioni prendendo atto «con soddisfazione, nell'ultima versione del piano di cui si è avuta informale notizia, del rispetto del ruolo dell'amministrazione dei beni culturali». In sostanza, sottoscrive il Consiglio, «è salvo l'articolo 9 della Costituzione» (l'obbligo della tutela del paesaggio e dei beni artistici da parte dello Stato) «perché è salvo il Codice dei beni culturali». L'unanimità del Consiglio non è un dettaglio: è lo stesso organismo che sostenne, con altrettanta unanimità, Settis nelle sue ultime battaglie. La tutela delle soprintendenze ha ricreato l'unità attorno al presidente. Ancora Carandini: «Ora è indispensabile varare la terza parte del Codice, quella sul paesaggio, a giugno e non nel 2011 come è previsto adesso. Se davvero Bondi vuole ritagliarsi un posto nella storia della tutela, deve ottenere questo anticipo. Solo così, e qui non parliamo più del 'piano casa' ma della tutela generale del paesaggio, le soprintendenze potranno intervenire nel merito e non più sulla legittimità negli annullamenti ». Ancora il consiglio ha votato all'unanimità di destinare «alle attività di verifica sismica del patrimonio culturale il 5 del totale dell'importo della programmazione dei lavori pubblici». L'altra richiesta di Andrea Carandini, sempre sostenuta dal Consiglio, riguarda i fondi: «I 510 architetti per l'intero territorio nazionale non hanno materialmente i fondi per recarsi in missione, nel senso che non ci sono soldi per la benzina... e questo rende impossibile formulare le valutazioni per i provvedimenti di vincolo». Poi c'è una richiesta che solo apparentemente è un dettaglio: permettere ai sovrintendenti di inviare via email i propri pareri alle conferenze di servizio convocate per decidere collegialmente sulle possibili trasformazioni del territorio. Dice il presidente del Consiglio superiore dei beni culturali: «Molti sovrintendenti ricoprono diversi incarichi ad interim, la loro presenza diventa in molti casi impossibile. I mezzi telematici renderanno più rapido il loro lavoro. Calcolando che le pratiche destinate ai loro tavoli, col 'piano casa', aumenteranno a dismisura».
Piano casa, il pressing di Carandini Salvi i poteri dei sovrintendenti
Il presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, Andrea Carandini, ha affermato di essere pronto ad andarsene se il ruolo e il potere dei sovrintendenti fossero stati messi da parte nel cosiddetto 'piano casa'. Carandini ha spiegato che il 'piano casa' è un allarme per il Paese e che il parere delle sovrintendenze sulle autorizzazioni paesaggistiche sarebbe diventato non vincolante. Tuttavia, grazie alla mediazione del ministro Bondi e del sottosegretario Gianni Letta, il ruolo delle sovrintendenze è stato salvo.
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