L'AQUILA La commozione, quella vera, arriva sulla piazza principale dell'Aquila. «Vede Presidente, lì ogni giorno facevano il mercato. Qui c'erano uffici, bar, persone, vita». Ieri pomeriggio pareva «Cecità» di Saramago o il set dei «Sopravvissuti». Silenzio, macerie, negozi con la merce scaraventata a terra, manichini impolverati, vetrine rotte, due pacchi di pannollini franati sul sagrato di una chiesa, tegole in bilico, muri squarciati, mobili, letti, piatti. La fotografia scattata a una città piombata nel dramma la notte tra il 5 e il 6 aprile. Il Presidente Galan si guarda intorno sconfortato: «E' spaventoso, il senso di silenzio, solitudine, morte. Dobbiamo fare tutto quello che possiamo. E subito anche. Come Regione Veneto adotteremo la chiesa di San Marco ». L'invito al governatore era arrivato con un fax mandato dalla tabaccheria di un paese colpito dal sisma: l'appello di Stefania, una volontaria veneta «adottata » dall'Abruzzo: «Presidente qui manca tutto. Li aiuti lei». E così Galan, qualche giorno fa, ha fatto mandare a Santo Stefano di Sessonio, 124 anime a pochi chilometri dall'Aquila, stufette, formaggi, salumi, uova fresche. Ieri, vinte le ritrosie della prima ora, è arrivato anche lui. «Ditemi come possiamo aiutarvi, per quanto è nelle nostre facoltà lo faremo», ha detto al sindaco Elisabetta Leone. Casco in testa Galan ha fatto un giro del borgo, uno tra i cento più belli d'Italia. Uno di quei paesi che artisti e stranieri capiscono meglio e prima del turismo: lì la casa di una centenaria col figlio sordomuto che non resisteva in tenda, lì il muro crollato di un albergo diffuso tra i più conosciuti, lì la casa si Steven Spielberg, lì quella dove torna spesso Lucio Dalla, ancora in là quella dove ha dormito Vittorio Sgarbi l'altra notte prima di essere «sbrandato», di là quella di un regista tedesco. In cima al paese la torre medicea, crollata miseramente due settimane fa nonostante il recente restauro: «Non avevo mai visto così da vicino gli effetti di un terremoto. Sono impressionato». Poi il pranzo con gli sfollati del paese: la frittata con le uova venete nella piccola tendopoli, pecorino e marmellate fatte in casa: «Domani vi mando un po' di Prosecco» promette Galan. E' al campo attrezzato misto gestito dalla Protezione civile (e molto Veneto) che il presidente comincia a «toccare» il terremoto. Lo guida, tra gli altri, il dirigente della Protezione Civile veneta, Mariano Carraro: «Sono orgoglioso, abbiamo fatto bene, tutto questo è frutto di una buona legge sulla Protezione civile e sono felice della generosità dei veneti». Conferma Elena Donazzan, assessore alla Protezione civile, con lui in Abruzzo. «Ora inizia la fase due, mantenere un numero sufficiente di volontari e favorire il rientro». Ma sarà all'Aquila che al governatore di un popolo «che ha tanto sofferto» si rivela il carattere spettrale e disperante del sisma: una città senza città condannata alla solitudine per un tempo indefinito. Il giro con i vigili del fuoco dura più di mezz'ora: si incontrano solo altri vigili del fuoco alle prese con cornicioni pericolanti. Galan è colpito. Sgrana gli occhi, sospira, dice pochissime parole: «Senza creare sovrapposizioni - dice al direttore generale per i beni culturali dell'Abruzzo, Anna Maria Reggiani - vorremmo adottare la chiesa di San Marco accogliendo l'invito del presidente Berlusconi. Nei confronti di quel santo ho un dovere morale ».