Il dossier di Italia Nostra sull'intervento alla Punta della Dogana finisce sui tavoli del Ministero dei Beni Culturali, che chiede chiarimenti e documentazione agli uffici periferici sull'impatto dell'intervento di trasformazione del complesso seicentesco del Benoni e in particolare sui due maxiobelischi di oltre undici metri che l'architetto giapponese Tadao Ando vuole collocare in Campo della Salute, all'ingresso del nuovo museo Pinault che sarà inaugurato agli inizi di giugno. Attraverso la Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia - che ha già dato parere favorevole alla trasformazione della Punta della Dogana e che ha seguito da vicino l'intervento con il sovrintendente Renata Codello come direttore dei lavori - Italia Nostra ha chiesto anche gli atti della pratica Punta della Dogana, con le varie autorizzazioni rilasciate e con il progetto dell'architetto Tadao Ando. Una richiesta che - per ottenere il parere favorevole - la Soprintendenza ha già girato a François Pinault e a Palazzo Grassi. Ma, a sorpresa, da parte francese sarebbe arrivato un parziale no alle richieste di Italia Nostra. Che venga pure data all'associazione ambientalista copia delle autorizzazioni rilasciate dalle varie istituzioni preposte, ma non quella del progetto di Tadao Ando, per proteggere al meglio - questa la motivazione - il copyright del grande architetto nipponico. Sulle richieste di Italia Nostra al Ministero dei Beni Culturali - con la proposta che il Comitato di settore dei Beni architettonici esprima un parere sul progetto di Tadao Ando per la Punta della Dogana - è laconico il direttore regionale dei Beni Culturali del Veneto Ugo Soragni. «Abbiamo già fornito al Ministero quando ci sono stati richiesti - spiega l'architetto Soragni - tutti i chiarimenti necessari e la documentazione sul progetto di Punta Dogana e anche il nostro parere su di esso è noto». Un parere favorevole, come quello già espresso dalla Soprintendenza e dalla Commissione di Salvaguardia, per un intervento giudicato comunque rispettoso, pur nelle sue innovazioni, della parte monumentale dell'edificio. Italia Nostra - da sempre fortemente critica verso l'intervento alla Punta della Dogana per la realizzazione del museo Pinault - contesta in particolare che i due maxiobelischi in cemento armato di Ando vengano ad alterare l'equilibrio barocco del Campo della Salute, con la basilica e il seminario vescovile del Longhena, e la stessa Dogana, opera del Benoni. Tra le opere contestate all'interno, la rimozione di parte della pavimentazione originale in trachite per realizzarne una sintetica, voluta dall'architetto minimalista giapponese. Ma l'intervento di ristrutturazione della Punta della Dogana è ormai concluso e i maxiobelischi in cemento armato di calcestruzzo di Ando - peraltro rimovibili, hanno sempre sottolineato Comune e Palazzo Grassi - sarebbero già in arrivo, insieme alle opere della Collezione Pinault, in vista dell'inaugurazione prevista per i primi di giugno, in contemporanea con l'apertura della Biennale Arti Visive. La mobilitazione di Italia Nostra rischia pertanto di produrre qualche effetto - ammesso che il Comitato di settore dei Beni architettonici arrivi ad esprimere effettivamente un parere sul progetto - solo quando tutto sarà ormai compiuto. E tra pochi giorni, intanto, alla Punta della Dogana ristrutturata, «guarnita» con le prime opere arrivate e blindata solo per i mass media, Pinault farà festa con i suoi ospiti per le recenti nozze degli figlio François Henri con l'attrice messicana Salma Hayek, che lo ha già reso nuovamente nonno.