Scrissi tempo fa su questo giornale che per riaprire la Galleria d'arte moderna era l'ora di rimboccarsi le maniche e di lavorare sul serio. Mi sembra che questo sia stato fatto e la Galleria ora è aperta al pubblico e credo che questo sia molto importante per la città. Tra le vecchie riviste che conservo con cura ho il "Giornale dell'arte" del 12 novembre 1978. C'è un articolo in cui si dice: «La grande mostra di Lorenzo Viani alla tenuta Barsanti ha portato più di 40000 visitatori, solo lo 0,2 di locali. Questi però si affrottano intorno ai banchi delle frittelle rionali». Spero che ora i viareggini siano più maturi e attenti all'arte. Il museo ci fa capire che abbiamo una storia culturale e artistica che ci permette di confrontarci con le identità nazionali ed internazionali, apre una scena artistica e culturale altrimenti inesistente e poi la cultura è una forte motivazione turistica. Credo che la cultura sia un fattore indispensabile per la crescita anche economica della città con la conseguenza che i soldi destinati ad essa non vanno considerati una spesa ma un investimento. È importante il museo perché non è un luogo di élite ma di tutti, dei giovani e dei meno giovani, dei poveri e dei ricchi; si entra nel palazzo e subito troviamo un grande busto in marmo di Lorenzo Viani opera di Arturo Martini esposto alla biennale di Venezia nel 1938 che poi l'autore donò alla città di Viareggio per ricordare il grande artista scomparso, poi si sale le scale e sembra di fare un viaggio immaginario e fantasioso nell'arte moderna perché l'arte vive attraverso forme e linguaggi diversi. Si percorre il corridoio di entrata e troviamo grafiche riguardanti il panorama internazionale dalle avanguardie storiche all'arte del dopoguerra. Un museo non è solamente un insieme di opere, ma deve mettere in evidenza delle scelte e il nostro non poteva che privilegiare Viani con una rassegna straordinariamente ricca che documenta tutta la sua attività dove svela un artista eccezionale a livello internazionale. Tra i quadri della collezione Lucarelli c'è un dipinto di Morlotti che è un capolavoro. Una volta Garboli mi disse che spesso ci vogliono tanti quadri per farne uno, questo è uno che lascia senza fiato. Si può vedere una delle più belle sculture di Inaco in assoluto, si prosegue e si trova la donazione Santini dove spicca un autoritratto eseguito a punta di matita, straordinario, basta questo disegno per collocarlo tra i più grandi disegnatori del novecento italiano. L'arte comincia dal disegno e Santini ci dimostra quanto sia vero. Incisioni di Fattori, veri gioelli d'arte, e che dire di due ritratti di Pea e Rèpaci del 1936 di Moses Levy esposti alla Biennale di Venezia, pittore delle spiagge viareggine concepite come momento di gioia, poi Galileo Chini che gode di grande spazio. Credo che il museo crescerà ancora per la città e con la città legato alla tradizione del territorio ma allo stesso tempo dal carattere nazionale e internazionale, capace di interloquire con altri musei nazionali e far trovare un adeguato spazio espositivo per mostre temporanee e ospitare opere in comodato da altre collezioni di privati o artisti. In questo modo la galleria può diventare uno dei poli più interessanti e frequentati di un città che era diventata un po' troppo frivola. Ma il museo è anche importante per imparare a vedere un'opera d'arte, nelle scuole purtroppo (e questo non lo capirò mai) alla storia dell'arte sono dedicate sempre meno ore di insegnamento, allora sono i musei che devono diventare luoghi di istruzione dove fare lezione davanti alle opere d'arte, capire i dettagli più nascosti, scoprire il gioco delle gamme cromatiche, le linee della composizione e del ritmo, davanti al quadro stesso. Dirò di più, non bisogna prendere tutto per buono, se le opere sono in un museo vuol dire che per forza appartengono all'arte e noi dovremmo cercare di capire perché sono opere d'arte e non se lo sono veramente. Io invece dico che bisogna porsi il problema e non dare nulla per scontato. Dobbiamo imparare a distinguere l'arte da ciò che non lo è e così ci difendiamo da tanta robaccia spacciata per arte e invece sono cose già viste e riviste, provocazioni che ormai non provocano più nessuno, con la presunzione di essere rivoluzionarie e che invece non offrono più niente di nuovo. La cultura artistica è la nostra arma per difenderci da tante porcherie che si vedono in giro. Il museo serve a questo, oggi c'è il computer che è uno strumento eccezionale per avvicinarsi ai beni culturali ed è vero che non possiamo farne a meno, però credo che rischi di affondare invece di sviluppare le risorse e la sensibilità dell'uomo. La società moderna purtroppo cresce ostile alla bellezza, diseduca ad essa, la emargina favorendo quel sapere che tende solamente all'utile e al pratico. Ha scritto Oscar Wilde che l'arte è ciò che fa della vita di ogni cittadino una cosa sacra e non una speculazione, l'arte rende immortale la vita di tutta una razza. Concludo con il nostro Viani: «L'arte è un'inutile mollezza della vita se alla moltitudine è dato goderne».