del Salone. Non è che la rassegna del mobile abbia bisogno di ulteriori spazi dentro o fuori il Salone. È piuttosto Milano che ha l'occasione di mettersi in mostra, di far valere oltre alle sue eccellenze nella cosiddetta creatività applicata, anche i suoi tesori culturali e artistici. Nel corso della settimana verranno a Milano fra i 350 e i 400 mila visitatori, per due terzi stranieri. Non vengono a fare una scampagnata, ma per lavorare. E il loro lavoro è scoprire le nuove tendenze e cercare il meglio in materia di arredamento e di illuminazione domestica. Il design spesso è arte. Sempre è cultura. Perché allora non offrire a queste centinaia di miglia di visitatori che spenderanno ore negli stand di Rho-Pero, che passeranno da un evento all'altro in città, di ritagliarsi uno spazio serale per una visita fuori orario in questo o quel museo? Perché non consentire (ovviamente nei tempi e nei modi che non disturbino gli spettacoli o le prove) visite guidate alla Scala anche a tarda ora? E lo stesso può valere per Palazzo Marino, per la Borsa, addirittura per il Palazzo di giustizia con i suoi tesori d'arte sconosciuti ai più. Non sarebbe un tributo al Salone del mobile, ma un'opportunità per Milano. E, perché no, un regalo ai milanesi che si sono mostrati più aperti della città ufficiale, più ospitali, più accoglienti. Nelle edizioni degli anni passati non è mancato qualche disagio: dai taxi introvabili, alla paralisi di questa o quella zona, ai trasporti pubblici in qualche caso insufficienti o inadeguati. È fin troppo facile chiedere che ognuno faccia la sua parte mettendo in campo ciò che deve: a qualcuno è richiesto un di più di efficienza, ad altri un di più di tolleranza. A tutti è chiesta la consapevolezza che per uscire dalla crisi Milano deve puntare sulle sue eccellenze e non può aspettare il 2015, non può scommettere tutto su quell'Expo che era stato presentato come lo strumento per risolvere ogni problema e che con il passare del tempo assume sempre più i contorni sfumati di un miraggio.