"Noi, prigionieri della Fiera fantasma" Le Ferrovie tagliano i treni merci chiuso lo scalo di Brancaccio Da nove mesi i 37 dipendenti dellente vanno in ufficio per non fare nulla Un milione e mezzo di euro per rifare i padiglioni che adesso sono abbandonati DallArs lo stanziamento per garantire gli stipendi ai lavoratori Ignazia Filetto: Siamo indignati per come ci hanno trattato, nessuno di noi vuole andare ogni giorno al proprio posto di lavoro per poi non avere alcun compito da svolgere. È uno stress Angela Patti: Come passo il tempo? Lavoro alluncinetto oppure leggo riviste Questa è la situazione in cui mi trovo e non certo per colpa mia che sono qui da otto anni e ho sempre dato il massimo «La vendita dei quadri è stata illegittima perché si tratta di opere vincolate, per questo chiediamo ai privati che li hanno acquistati di presentarsi subito negli uffici della soprintendenza»: Adele Mormino, soprintendente ai Beni culturali di Palermo, interviene sul giallo delle due tele di Alfonso Amorelli vendute dalla Fiera del Mediterraneo in unasta giudiziaria per far fronte ai creditori dellente. Si tratta di due dipinti del pittore dei primi del Novecento, che sintitolano "Il fienile" e "Operai al lavoro", venduti in unasta giudiziaria senza tenere conto del diritto di prelazione che spettava alla soprintendenza: «Questi due quadri sono vincolati, e quindi chi li ha acquistati ha commesso un illecito, abbiamo già avviato unazione legale e messo a conoscenza i carabinieri per avviare le indagini, ma tutto potrebbe risolversi subito se i privati riconsegnano le due tele», aggiunge la Mormino. I quadri sono stati pignorati negli ultimi mesi del 2008, e subito la soprintendenza aveva scritto una nota alla Fiera del Mediterraneo e allistituto delle aste giudiziarie chiedendo il diritto di prelazione. Ma nessuno ha mai risposto. I due dipinti nel frattempo sono stati svenduti per poco più di 10 mila euro, rispetto a un valore di mercato stimato in circa 100 mila euro. Adesso la soprintendente Mormino lancia un appello ai privati che, magari non sapendo del vincolo, hanno acquistato le due tele: «Si tratta di opere di notevole valore, faremo di tutto per riportarle in ambito pubblico e quindi tutelarle», dice la dirigente dei Beni culturali. a. fras. da ieri è chiuso lo scalo merci di Brancaccio, la base storica di interscambio tra i treni e i Tir. E sono fermi anche gli altri punti di raccordo di Alcamo, Siracusa, Dittaino, Fiumetorto. «Per gli spedizionieri in Sicilia è rimasta in funzione solo ununica base cargo logistica, lo scalo di Bicocca, per smistare le merci», lanciano il grido dallarme Filt, Fit, Uilt, Fast Orsa, Ugl preoccupati per il segnale, ovvero la chiusura definitiva del trasporto merci in Sicilia decretata da Fs, in un quadro nazionale di tagli che ha ridotto del 58 per cento gli investimenti. Oggi il gruppo del Pd allArs, su iniziativa di Antonello Cracolici, presenta un ordine del giorno per fermare liniziativa che le Fs hanno avviato in Sicilia. E per impegnare lesecutivo in unazione nei confronti del governo nazionale e del gruppo Fs, per mantenere gli attuali livelli dei treni passeggeri e merci. La questione è lattraversamento dello Stretto: occorre reperire 38 milioni. Ogni convoglio che attraversa lo Stretto - 9 treni passeggeri e 2 treni merci al giorno - costa 15 mila euro. «In questa situazione, il servizio di traghettamento ferroviario sullo Stretto, che assicura la continuità territoriale della regione, rischia la dismissione: dopo tante chiacchiere sul Ponte, adesso neanche i traghetti», attaccano i sindacati, che ieri hanno incontrato anche Salvino Caputo, An, e attendono di essere convocati dalla commissione trasporti. Tra le richieste, laccelerazione delliter per la stipula del contratto di servizio tra Regione e direzione trasporto passeggeri regionale per i servizi di trasporto locale. «Rischiamo di perdere la disponibilità finanziaria di circa 120 milioni di euro messi a disposizione dalla finanziaria nazionale per la stipula di questi contratti». a. r. Da nove mesi i 37 dipendenti della Fiera del Mediterraneo vanno al lavoro per non fare nulla. Da nove mesi timbrano regolarmente il cartellino, vanno in pausa pranzo e fanno due rientri pomeridiani alla settimana, senza svolgere nei fatti alcuna attività, se non chiacchierare del più e del meno, giocare al computer e fare alluncinetto. Da nove mesi entrano nellarea dellente, grande 83 mila metri quadrati, e camminano nei viali pieni di rifiuti e tra padiglioni che cadono a pezzi, nonostante un fiume di denaro arrivato fino a qualche settimana fa per metterli a nuovo: fondi europei, per una spesa di oltre 1,5 milioni di euro, utilizzati per riammodernare il padiglione 5 e il 16, con il risultato che oggi sono nuovi di zecca e stanno già marcendo perché inutilizzati e senza alcuna manutenzione. Ecco il disastro della Fiera del Mediterraneo, un pozzo senza fondo che ha portato già ad un buco da 18 milioni di euro e che continua a succhiare risorse pubbliche. Lultimo finanziamento è stato inserito nel bilancio in discussione allAssemblea regionale: si tratta di un milione di euro, soldi necessari a pagare gli stipendi ai lavoratori. Peccato però che attualmente lEnte non ha in programma nessun evento. Questanno non si farà la Campionaria e se la Fiera non sarà ceduta ai privati, come ha proposto ieri in giunta lassessore alla Cooperazione Roberto Di Mauro, lente rischia di essere messo in liquidazione. Allingresso di via Sadat, comunque, come sempre ad accogliere i visitatori ci sono i fratelli Antonino e Francesco Temperino. Che da mesi però vedono entrare solo postini che portano decreti ingiuntivi o richieste di pignoramento. «Che dire, ormai qui tutto è morto, veniamo tutti i giorni regolarmente al lavoro perché speriamo di non perdere definitivamente questo posto», dice uno dei Temperino. Negli uffici dellamministrazione tutti sono regolarmente seduti dietro la loro scrivania, molti però non hanno più nemmeno il computer perché venduto nelle tante aste giudiziarie che hanno dismesso buona parte del patrimonio dellente, quadri e tappeti compresi. «Siamo indignati per come ci hanno trattato, nessuno di noi vuole andare tutti i giorni nel proprio posto di lavoro per poi non avere alcun compito da svolgere - dice Ignazia Filetto, dellufficio commerciale - È una situazione molto stressante, sapere che rischi tra laltro di non avere più un lavoro, e nello stesso tempo venire tutti i giorni a perdere tempo perché comunque legata a questo ente». Cè chi si sente prigioniero, come Claudio Lipari: «Ci sentiamo in gabbia, costretti tutti i giorni a stare qui nella speranza di non perdere il lavoro, e sapere che lente non svolge alcuna attività e rischia di chiudere per sempre», dice. Angela Patti, dipendente dellufficio marketing, da più di un anno non ha incarichi da svolgere: «Come passo il tempo? Lavoro alluncinetto, leggo delle riviste - dice Angela Patti - Questa è la situazione in cui mi trovo non certo per colpa mia, che da otto anni sono dipendente della Fiera e ho sempre dato il massimo. Sono loro, gli amministratori, la politica, che ci hanno messo in queste condizioni». «A volte parlare tra noi ci evita di entrare in depressione», aggiunge Vincenzo Carrozza, addetto allufficio tecnico. E mentre allinterno della palazzina i dipendenti chiacchierano tra loro, fuori la Fiera crolla a pezzi. I viali sono abbandonati, negli angoli si accumulano rifiuti e pezzi di palme abbattute perché colpite dal punteruolo rosso. Dal padiglione 11 cadono calcinacci, il chioschetto con linsegna "Mazzara" è decrepito, ma quel che colpisce è che ci sono anche padiglioni nuovi di zecca e già abbandonati. Come il padiglione 16, appena ristrutturato grazie a 1,3 milioni di euro di fondi europei: una sala da 1.500 posti, tutta arredata con tanto di megaschermo e soffitti moderni. Lingresso è chiuso a chiave, e la struttura sarebbe comunque inutilizzabile: mancano le sedie e limpianto elettrico non è adeguato alla centralina della Fiera stessa. Anche il padiglione 5 è stato appena rimesso a nuovo, con una spesa da fondi Por di 220 mila euro. Nuovi sono limpianto di climatizzazione e la cabina di regia: la porta qui è aperta e il pavimento appena rifatto inizia a spaccarsi per le infiltrazioni dacqua. Il padiglione più grande, il 20, è invece senza manutenzione da diversi anni e, oltre alle infiltrazioni dacqua, cè il rischio che cadano i pannelli pubblicitari appesi alle pareti esterne. Un patrimonio immobiliare, sul quale è stato speso fino a poco tempo fa: oltre 1,5 milioni di euro sono stati investiti per le ultime ristrutturazioni. Un patrimonio che sta cadendo a pezzi. I lavoratori chiedono un incontro al presidente della Regione: «Il governatore Raffaele Lombardo deve salvare la Fiera e il nostro futuro», dice Valentino Sucato. Intanto il deputato regionale del Pd, Pino Apprendi, annuncia un emendamento alla finanziaria per far transitare i dipendenti della Fiera alla Multiservizi: «Non si possono tenere delle persone che vogliono lavorare senza far nulla», dice.