Rapporti non chiari fra scienze contigue propongono guai vergognosi Dal libro, dove il famoso archeologo continua a svolgere unincisiva opera di trasformazione dellarcheologia in Italia con lintroduzione di metodologie di scavo e di studio analitico della cultura materiale, ho scelto le righe alle pagg. 4-5: Nulla di più nocivo per la ricerca storica che la scissione fra pittura e scultura da una parte e muri, strade e acquedotti dallaltra. Le pitture a Pompei ad esempio, sono state studiate a prescindere dalle murature che quotidianamente si sfarinano e rimangono inedite, senza che le autorità troppo se ne preoccupino, come se il conoscere non fosse un presupposto essenziale della tutela. Nella prospettiva di questo libro è invece larcheologo nel senso pieno della parola che dovrebbe svolgere prospezioni, scavare, redigere tipologie (sulla scia di Linneo), con una formazione che presuppone la filologia, la storia dellarte classica e la storia antica, ma che poi vuole altro. Il danno dei rapporti non chiari fra storia dellarte antica e archeologia si nota soprattutto nei funzionari scientifici delle soprintendenze, esperti di storia dellarte e molto meno di archeologia vera e propria (oltre che di museologia, informatica e management), e ciò per colpa di un insegnamento universitario unilaterale e carente, che non prepara alle professioni.