ROMA - Da dove si comincia per ricostruire una città? Il dramma de LAquila propone unesperienza inedita nella sua complessità. Perché nella città abruzzese occorre, per molti aspetti, rimettere in sesto un intero tessuto urbano distrutto dal terremoto. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha anche immaginato che accanto a LAquila potrebbe sorgere una new town. LAquila ha unestensione territoriale molto vasta, 46 mila ettari (è la decima in Italia), e conta 72 mila abitanti (ma ogni giorno è frequentata da almeno altre 30 mila persone). Si stende in una zona montuosa, fra i sette e gli ottocento metri di altezza, con circa una sessantina fra quartieri e frazioni. Il centro storico è esteso e ha un assetto unitario: la città fu fondata a metà del XIII secolo sulla base di un progetto organico, le cui tracce sono evidenti ancora oggi. Dal dopoguerra la crescita urbana è stata massiccia, disordinata e ha seguito logiche in gran parte speculative. Lentità precisa delle distruzioni non è stata definita. Lintero centro storico è chiuso per paura di altri crolli. Molti edifici residenziali o palazzi pubblici sono gravemente danneggiati o completamente distrutti anche nelle parti nuove. Abbiamo quindi chiesto a quattro fra architetti e urbanisti italiani di immaginare quali passi debbano essere compiuti per rimettere in piedi la città. Ecco le loro idee.