Indagini sulle fondamenta per capire se la chiesa poggia su basi solide Saggi nel terreno anche fino a 30 metri di profondità con una serie di carotaggi LUCCA. Centomila euro ancora per il restauro di Santa Maria Bianca. Il ministero dei Beni culturali finanzia (con un vecchio stanziamento) ulteriori interventi per la chiesa, mentre proseguono gli studi (di ultima generazione) necessari a capire se le fondamenta della costruzione poggino su una base solida - un letto di ghiaia - oppure no, lasciando prevedere la possibilità di ulteriori cedimenti per i prossimi anni. Proprio ieri la società Soget di S. Alessio ha iniziato le indagini geoelettriche in 3D (tridimensionali) e nei prossimi giorni inizieranno anche quelle geosismiche, con una serie di carotaggi, saggi nel terreno anche fino a 30 metri. «Per capire la struttura delle fondamenta - spiegano l'ingegner Alessandro Paoli, responsabile dei lavori, e il geologo Alessandro Bianchi di Soget - è necessario effettuare indagini accurate, complesse». E articolate in più fasi. «Queste geoprove - insistono i tecnici - ci aiutano a capire come sono state realizzate le fondazioni, se poggino su una base solida oppure se ci possiamo anche aspettare cedimenti della chiesa. Sappiamo già con certezza che le fondamenta, realizzate in epoche diverse (come la chiesa del resto), non sono tutte uguali, ma questo non significa che non poggino sul letto di ghiaia situato a 7 metri di profondità». Con i carotaggi - proseguono i professionisti - si arriverà a sondare la qualità del terreno fino a 30 metri di profondità: 16 saggi arriveranno fino a 10 metri, altri fino a 30. Quindi, mettendo insieme tutte le informazioni sarà possibile stabilire il tipo di intervento necessario per ristrutturare la chiesa. «La tecnica adottata - riprendono i professionisti - si chiama "cross hole", un esame incrociato dei dati scoperti con i buchi nel terreno». Nel caso degli studi geoelettrici - precisa Bianchi - «dalle caratteristiche elettriche del terreno riusciamo a capire se ci sono strutture intorno alle fondamenta, quali sono le caratteristiche delle fondamenta. Effettuiamo un esame, insomma, complementare all'analisi georadar già effettuata». Con i carotaggi sismici si dovrà capire quanto le strutture siano stabili: nei buchi nel terreno verrà messo da una parte un elemento eccitante e dall'altra un microfono. In base alla reazione del terreno - conferma l'ingegner Paoli - «si trarranno le conseguenze per gli intervento futuri. Di sicuro, già oggi, mi sento di dire che la chiesa non rappresenta alcun pericolo per i fedeli o i visitatori. Intanto abbiamo già messo in sicurezza tutte le strutture che davano segni di cedimento, a cominciare dall'arcone principale nel quale si era formata la crepa che ha fatto scattare l'allarme e che ci ha fatto capire che non era più possibile aspettare ad avviare i lavori di ristrutturazione. Poi siamo intervenuti (con un cerchiaggio) sulla cupola e anche sulla prima crociera della navata centrale». Inoltre, prosegue l'ingegner Paoli - «abbiamo anche percorso con un "ragno" (un macchinario particolare) tutte le pareti, le volte, i soffitti in modo da staccare ed eliminare tutte le parti, intonaco compreso, che rischiavano di cedere e di cadere». La chiesa, dunque, si può visitare senza problemi. Ma i tempi per ultimare il restauro non saranno brevi «anche perché la necessità di molti interventi - ammette l'ingegner Paoli - viene fuori nel momento in cui andiamo a lavorare su una struttura. Tanti elementi da sistemare sono emersi anche con il lavaggio della chiesa, con la ripulitura degli elementi architettonici dalle polveri antiche e da quelle recenti. L'importante, comunque, è procedere». I.B.