Domenici e la sua maggioranza hanno preferito non presentarlo al voto: rischiavano di perdere Addio al piano strutturale. Latto urbanistico più importante della giunta Domenici, allordine del giorno ieri in consiglio comunale, non è stato nemmeno esaminato: «Non ci sono le condizioni politiche e lavvicinarsi delle elezioni condiziona il dibattito», ha detto il sindaco. Approvarlo entro luglio 2010 sarà una delle prime preoccupazioni della nuova giunta. Addio al piano strutturale non è stato neanche votato Latto più significativo della giunta Domenici finisce nel nulla Il fallimento "Prendo atto che non ci sono le condizioni politiche per approvarlo, lo stadio non centra" ERNESTO FERRARA Addio al piano strutturale. Latto urbanistico più importante e discusso della giunta Domenici, allordine dei lavori dellultima seduta del consiglio comunale di ieri, finisce in soffitta e non viene nemmeno esaminato. Approvarlo entro il luglio 2010 per evitare che ledilizia cittadina si blocchi, sarà una delle prime preoccupazioni del prossimo sindaco e della prossima assemblea comunale. «Prendo atto che non ci sono le condizioni politiche per approvare il piano e che lavvicinarsi delle elezioni condiziona il dibattito», si limita a dire il sindaco verso le 13, al termine di una mattinata di riunioni in cui il Pd, senza i voti per approvare da solo il piano, prova, invano, a scongiurare il flop. Il segretario cittadino Giacomo Billi e la capogruppo Rosa Maria Di Giorgi propongono alla Sinistra e ai Socialisti di rimanere in aula al momento del voto astenendosi, per garantire almeno il numero legale (24 presenti) e così rendere valida la votazione. Sinistra e Socialisti rispondono picche. Billi e Di Giorgi giocano allora lultima carta: «Portiamo il piano in votazione contando sulla presenza in aula del centrodestra a garantire il numero legale», ipotizzano. Trovando però il no persino di elementi del gruppo Pd come lex capogruppo Alberto Formigli e le perplessità a quel punto più marcate anche di consiglieri democratici come Nicola Perini, Marco Carrai e Dario Nardella, scettici dallinizio sullopportunità di votare un atto strategico come il piano strutturale allultimo tuffo. Domenici, contrario a portare latto in votazione coi numeri in bilico (Socialisti e Sinistra annunciano ufficialmente la volontà di lasciare laula al momento del voto, i Verdi si ripetono contrari come uno dei due esponenti Pdci, Prc, Unaltracittà e il Pdl), convoca nel suo ufficio il candidato sindaco del Pd Matteo Renzi. I due convengono sulla necessità di non mettere a repentaglio lequilibrio della futura coalizione per le amministrative (a cui siedono Sinistra e Socialisti) e dopo unora di colloquio la frittata è fatta: «Se la prossima amministrazione vorrà potrà approvare il piano in tempi brevi, è praticamente pronto. Questo consiglio che sta per spirare non cè riuscito», dice il sindaco dopo aver definito il piano un «grande esempio di democrazia partecipativa» e aver ripetuto che è «solo per ragioni politiche che il piano non si è approvato, la questione dello stadio nuovo non centra nulla».