Stasera è in programma la presentazione degli scavi nella chiesetta sconsacrata, che hanno portato alla luce un edificio medievale Prevista una visita guidata per ammirare le pareti ripulite e anche la fossa di fusione per le campane L'antico oratorio di San Rocco, oggetto di due anni di scavi archeologici, apre lo scrigno dei suoi tesori stasera alle 20.30 con l'illustrazione delle scoperte nell'ambito della «Settimana della cultura» e per interessamento dell'amministrazione comunale di Illasi, di Brunella Bruno, archeologo direttore coordinatore della Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto, e Enrico Faccio, l'archeologo che ha materialmente eseguito gli scavi con la collaborazione dell'illasiana Elisa Lerco e di Pierluigi Dander, autore del filmato ricostruttivo tridimensionale della chiesa romanica a cui hanno dato il loro apporto musicale originale lo stesso Faccio e Dejean Tinto. La chiesetta era sconsacrata da decenni, donata nel '700 dalla nobile famiglia Pompei-Carlotti alla parrocchia e divenuta successivamente sede scolastica, laboratorio di un meccanico di biciclette, abitazione civile con annessa merceria. Con l'acquisto dell'immobile da parte dell'amministrazione comunale, per destinare l'edificio a sala civica, è partito un sondaggio archeologico preventivo, che ha portato a straordinarie scoperte e a un intervento di musealizzazione, prima del restauro architettonico affidato all'architetto Giorgio Tessari. A gruppi di una ventina di persone si potrà entrare per una visita guidata ammirando le pareti ripulite, l'eccezionale scoperta della fossa di fusione per le campane trovata sotto il pavimento e rimasta visibile grazie a un'ampia superficie coperta con un cristallo calpestabile e l'affresco romanico raffigurante san Cristoforo, unica traccia salvata, con pochi altri relitti di fregi, che dovevano abbellire la chiesa medioevale. Sugli intonaci è intervenuta la restauratrice Rossella Bassani, seguita e coordinata da Anna Malavolta, della Soprintendenza al patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico di Verona. Il risultato dell'insieme e dei particolari è davvero ammirevole, se si considera che quello che doveva essere un semplice restauro ha permesso, con uno scavo preventivo e successive indagini, di scoprire la presenza di più chiese sullo stesso perimetro, periodi di utilizzo come luogo sacro e altri come edificio civile. Sono state trovate tracce di un abitato preesistente alla chiesa primitiva, un edificio successivo di cui si ignorano le funzioni, l'attuale chiese romanica di cui è stata riportato alla luce abside e bifora, fino all'edificio settecentesco visibile prima dei restauri.V.Z.