Una colata di sabbia sulla città etrusca I 20mila euro necessari per diserbare li investirà Interporto Poggesi: «Fare in fretta» In principio era Gonfienti. Oggi c'è un mucchio di erbacce a cancellare la memoria della misteriosa città etrusca, domani molto probabilmente sarà un mare di sabbia a seppellire questo glorioso passato. Etruschi sempre più dimenticati, insomma, con il sogno di un parco archeologico alle porte di Prato destinato sempre più a sfumare. Per il momento l'unica preoccupazione della Soprintendenza per i beni archeologici sembra essere quella di reperire 20mila euro per fare piazza pulita di sterpi ed erbacce che delimitano l'area della domus, su un totale di circa 1500 metri quadrati. «Ma non bastano per rendere fruibile il sito archeologico al pubblico. Se si decide di tenerlo aperto - osserva la soprintendente Gabriella Poggesi - occorre trovare le risorse per le altre opere di manutenzione e per mettere in salvaguardia l'area. L'importante è fare in fretta, fermo restando la volontà politica a investire sul progetto del parco archeologico». Intanto l'appello della Poggesi è stato raccolto nei giorni scorsi dall'Interporto e dal suo presidente Antonio Napolitano, che si accollerà le spese previste per il taglio dell'erba. «L'Interporto - fa notare la Poggesi - sta già facendo molto anche perchè ci ospita all'interno della sua struttura per un nuovo progetto: un' equipe della Soprintendenza sta lavorando infatti al restauro di alcuni reperti archeologici all'interno di un laboratorio attrezzato che in futuro potrebbe avere interessanti sviluppi». Ne correrà di tempo però, prima che Gonfienti possa diventare un'attrattiva archeologica interessante. Anche perchè la Soprintendenza sta contemplando sempre più l'ipotesi di un "insabbiamento" della città etrusca per non dover rimettere mano ogni anno alla spesa di 20mila euro di manutenzione dell'erba. Una cifra, quella indicata dalla Soprintendente ai beni archeologici, che non convince però l'architetto Giuseppe Centauro, che rappresenta i comitati cittadini gravitanti intorno a Gonfienti. «Anche perchè - fa notare Centauro - molte associazioni si erano offerte a titolo volontario per fare questo tipo d'intervento. Il punto è che adesso la Soprintendenza si lamenta dell'erba ma questo stato di incuria ambientale non nasce per caso». Nel frattempo, 80mila euro per la conservazione dei suoi gioielli archeologici, la Provincia di Prato li ha già spesi. Sono serviti a finanziare la carta archeologica realizzata dalla Soprintendenza stessa, e che censisce in modo capillare ben 150 siti presenti sul territorio provinciale, tra cui anche quello di Gonfienti. «Se avessimo approntato prima questo strumento - torna a sottolineare la soprintendente - forse avremmo potuto evitare l'evoluzione che tutti conosciamo per la vicenda di Gonfienti». Nel giro di due mesi la pubblicazione sarà disponibile in libreria. «La carta archeologica - conclude l'assessore provinciale Paola Giugni - sarà uno strumento prezioso per rendere omogenee le scelte urbanistiche del territorio». Maria Lardara