«La congiura ai danni di Wallestein» torna a palazzo Orsetti Torna a palazzo Orsetti il quadro sull'eccidio del generale Wallenstein: l'opera del Paolini ha ripreso il suo posto sul pianerottolo della scala. A tirare via il telo dal dipinto il sindaco Mauro Favilla e l'assessore Letizia Bandoni, alla presenza del direttore dei musei Maria Teresa Filieri, del laboratorio di restauro della Soprintendenza Antonia d'Aniello e di con Eleonora Rossi e Moira Colombini (restauratrici). «Si tratta di un'opera di grande importanza - ha sottolineato Favilla - e di notevole pregio artistico. Per tutta la città, il recupero di un'opera di questo livello è un fatto fondamentale». «L'opera, seppure di proprietà del Comune, compare negli elenchi del patrimonio del Museo nazionale - ha detto Filieri - e per il restauro si è attivata una collaborazione Comune-Soprintendenza che proseguirà». Come ha spiegato l'assessore Bandoni, il Comune collabora anche con la Fondazione Ragghinati ad un progetto per la valorizzazione della quadreria di Palazzo Orsetti. L'opera del pittore lucchese Pietro Paolini (1603 - 1681) si intitola "La congiura ai danni di Wallenstein - uccisione degli ufficiali di servizio". Albrecht von Wallenstein prestò i suoi servizi all'imperatore Ferdinando II durante la "Guerra dei trent'anni"; nel 1623 decise di creare un vero e proprio esercito a servizio del Sacro Romano Impero. La presenza a Lucca di un dipinto si spiega con il fatto che nel 1634 Giulio e Fabio Diodati, allora proprietari del palazzo, avevano preso parte al complotto che portò all'uccisione del generale Boemo. L'opera è entrata in possesso del Comune, come ha ricordato il sindaco Favilla, contestualmente con altri quadri e arredi originali, al momento dell'acquisizione di palazzo Orsetti nel 1964. La Soprintendenza ha verificato lo stato del quadro (quasi 4 metri per 2,40 più l'importante cornice in legno dipinta a oro) e ne ha curato il restauro dietro commissione dell'assessorato alla cultura. «Il lavoro di recupero e pulitura - hanno sottolineato le restauratrici - che è proseguito per oltre un anno ha messo in evidenza che l'opera era già stata restaurata ai primi del Novecento e, soprattutto, che l'artista, durante la sua realizzazione aveva avuti diversi ripensamenti, sono infatti presenti cancellature e correzioni».