A venti anni di distanza dalla consegna del più imponente e visitato dei monumenti flegrei alla Soprintendenza Archeologica, la Regione e il Comune mettono in discussione quell'accordo. O meglio, si preparano al più clamoroso degli scippi: perché l'Avvocatura Regionale già tra le mani il parere del responsabile del settore Demanio e Patrimonio di palazzo Santa Lucia che ritiene che «ricorrano gli estremi perché possano essere rivendicati dalla Regione i diritti reali sul Castello». Lo scontro tra pezzi diversi di istituzioni è oramai imminente: la contesa ruota tutta intorno al verbale di consegna con cui, il 21 febbraio 1984, il ministero delle Finanze, allora guidato da Bruno Visentini, consegnava il Castello alla Soprintendenza. L'inghippo, o presunto tale, è proprio nelle procedure adottate. La Regione, in una nota di qualche giorno fa, rileva «l'azione unilaterale del dicastero, che assegnava il Castello in assenza di consenso e dei rappresentanti della Regione». Le carte della vicenda vengono rispolverate dall'archivio comunale, quasi per caso, all'inizio di marzo. Il sindaco Antonio Coppola, che nel febbraio del 1984 era impegnato nella difesa del suo cliente più illustre, Enzo Tortora, non attendeva altro. Mette subito in allerta i funzionari della Regione e parte all'attacco per poter sottrare il Castello alla Soprintendenza. L'assessore Marco Di Lello mostra grande interesse in questa inedita contesa: «Non vogliamo scontri, speriamo di risolvere la controversia in tempi rapidi, - commenta - ma non posso negare che l'ipotesi di una gestione diretta del Castello è molto affascinante. Non a caso il sito è uno di quelli che lo Stato pensa di trasferire alla Regione». Quanto alla funzione svolta negli ultimi anni dalla Soprintendenza, «quel che conta - dice l'assessore - è la valorizzazione dei monumenti, e a Baia è stato fatto un buon lavoro». Chi invece è pronto quasi ad abbattere a cannonate le fortificazioni del Castello, per poterlo trasformarlo in un salotto della città, è il sindaco Coppola. «Un pezzo di Bacoli è di fatto interdetto al godimento dei cittadini da sempre -. Nell'84 fu compiuta una scorrettezza istituzionale che oggi deve essere sanata, senza perdere tempo prezioso». Il caso lo ha già studiato. E bene. «Quella consegna non ha nessun valore giuridico, perché non toccava al ministero delle Finanze assegnare il Castello. E' arrivato il momento di fare luce su una storia con troppe ombre». Non sono solo acrobazie verbali, quelle dell'avvocato Coppola. Che già si dice pronto a gestire il castello aragonese insieme alla Regione. «E con la Soprindenza come nostra gradita ospite, sia ben chiaro. Ma il castello deve ritornare ad essere un monumento parte integrante di Bacoli: adesso è come se fosse un pezzo a sé, vietato e negato». E la Soprintendenza Archeologica? Nel Castello c'è la sede di Baia, di cui è responsabile Paola Miniero: «All'inizio credevo fosse uno scherzo, poi ho capito che si tratta di una cosa seria», spiega con evidente imbarazzo. «Non siamo intrusi, se siamo qui è perché c'è un regolare verbale di consegna -continua-. Da poco abbiamo anche firmato un protocollo d'intesa che prevede nuovi investimenti per milioni di euro. Non credo che sarà facile mandarci via».
La contesa patrimoniale - Bacoli va all'assalto del Castello di Baia
La Regione e il Comune di Baia stanno discutendo con l'Avvocatura Regionale per determinare se la Regione possa rivendicare i diritti reali sul Castello di Baia. La controversia ruota intorno al verbale di consegna del 1984, in cui il ministero delle Finanze ha consegnato il Castello alla Soprintendenza Archeologica senza il consenso della Regione. Il sindaco Antonio Coppola sostiene che la Regione non ha diritto al Castello e che il Comune dovrebbe gestirlo. L'assessore Marco Di Lello ritiene che la gestione diretta del Castello sia affascinante e che la Regione potrebbe essere coinvolta nel suo gestione.
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