Nel quarto centenario della morte di Ferdinando I de' Medici, granduca di Toscana dal 1587 al 1609, la Soprintendenza di Firenze con l'Ente Cassa di Risparmio, 1'Opfficio delle Pietre Dure e Firenze Musei gli dedica una mostra nel Museo delle Cappelle Medicee, dove resta a memoria della sua volontà climagnificenza la Cappella dei Principi, prezioso mausoleo della dinastia interamente rivestito di marmi e pietre dure. Ne sono curatrici Monica Bietti e Annamaria Giusti, con una schiera di collaboratori. Ferdinando, per così dire, visse due volte. Nato nel 1549, ne aveva 38 quando nel 1587 la morte improvvisa di Francesco I con la seconda moglie Bianca Cappello pose fme alla sua prima vita romana, una lussuosa vita di cardinale, i cui fasti furono rievocati nella mostra Il sogno di un cardinale del 1999 alla Vifia Medici, sede dell'Accademia di Francia. Successore del fratello sul trono granducale diede rapido inizio alla sua seconda vita, conformata, come per ogni sovrano, ai due principali doveridi governare e di assicurare la continuità dinastica. E la seconda vita di Ferdinando, quella fiorentina, che s'intende portare all'attenzione pi generale, poggiando su due capisaldi singolarmente diversi eppure complementari. Prima,lenozze del1589 conlaventiquattrenne Cristina di Lorena, nipote di Caterina de' Medici regina di Francia. Per l'occasione la città fu trasformata da fastosi apparati effimeri che illustravano storia, glorie e bellezze dei signori di Toscana e di Francia, grazie all'ingegno e alla sapienza manuale di squadroni di artisti, coordinati da alcuni gentiluomini e letterati della corte. Gli apparati erano destinati aun'esistenzabrevissima (ma dico subito che non and proprio così): tuttavia, la mèsse di buone idee profuse dagli artisti per le nozze seguit a dar frutti negli anni e decenni a venire. Poi vi laCappella dei Principi, impresa al contrario concepita per sfidare l'eternità, iniziata nel 1604 e mai veramente portata a termine. Qui, la vicguda pi intrigante è quella dell'altare. Nei sogni di Ferdinando I, che amava e incoraggiava l'arte del mosaico dipietre dure o commesso fiorentino, fece progettare un risplendente e coloratissimo altare in pietre dure, culminante in un ciborio di pregio fiabesco. In vari musei fiorentini restano elementi stupendi, figure e colonne pronte ma mai messe in opera, che dovevano comporre il ciborio e l'altare. Ma questo arredo rimase allo stato di progetto: altri disegni, cli gusto neoclas sico, furono fatti elaborare ai Lorena, successori dei Medici sul trono di Toscana ametà Settecento, e neanche questi furono realizzati. L'altare odierno è il frutto di un montaggio del secolo scorso, nato come provvisorio, che incorpora in una struttura di legno pannelli e rilievi preparati dalla Galleria dei Lavori presso gli Uffizi (poi trasferita nell'attuale Opificio delle Pietre Dure) in corrispondenza dei progetti diversi Un pastiche in sostanza, e per giunta povero, che a ben guardare è in contrasto col sontuoso intorno e con le intenzioni granducali. Si riuscirà maiamigliorarlo? Non mancano legittime perplessità, ma si potrà pur sempre avviare un confronto internazionale tramite un concorso d'idee che accolga la sfida di progettare, oggi, un arredo sacro di materiali preziosi così problematici e insieme suggestivi. La mostra intende richiamare l'attenzione su un granduca meno noto al grande pubblico. Se suo padre Cosimo form con le armi la Toscana moderna, se suo fratello Francesco il Principe dello Studiolo port il collezionismo intriso di scienza naturale a vette estreffie di raffmatezza, Ferdinando investì energie e denaro nel far fiorire il suo dominio, promuovendo le infrastrutture, curando ilterritorio, accrescendo le città, proteggendo la costa. Le sue iniziative riempirebbero volumi. Il suo lascito vive tra noi declinato nelle maniere pi diverse e tuttavia riconoscibili: nell'identità di uno spazio urbano, nello splendore di un museo progettato con amore, nei risultatipermanenti di un'attenzione senza soste per le grandi città, le ville di famiglia, le belle campagne e le rischiose rotte marine, entro i confini di quel granducato che egli percepì e protesse come una vivente estensione della propria persona. Si fece coniare un motto, maestate tantum , che racchiudeva l'intenzione di governare con un'autorità non presidiata dalla crudeltà né irrigidita dal sospetto: quella maestà spontanea e bonaria che si attribuisce all'ape-re nella sua impresa dello sciame, simbolo della comunità operosa e partecipe dei sudditi. Che l'ape regnante è una regina, ancora non si sapeva... E infine, una sorpresa. Le tele degli apparatinuziali erano destinate a durare per le poche settimane dell'occasione, ma gli addetti al Guardaroba della corte medicea, con solerzia conservatrice, tennero e riusarono le migliori. Ricercate con analoga solerzia da Monica Bietti nel depositi dei nostri musei, alcune Sono state ritrovate: piegate, strappate, ma, dopo un sapiente restauro, recuperate a un'inattesa leggibilità e godibiità. Quadri grandi, che riemergono inattesi dal passato mostrandoci le teste coronate d'Europa, cortei, sbarchi di principesseinun'atmosfera di allegorismo fastoso: oltre 6o metri quadri dipittura medita del 1589. Quadri belli, di buon disegno e di bel colure, perché Alessandro Allori e i dotati Manieristi della sua generazione non sapevano dipingere male neanche quando era lecito tirar via. Un tripudio di gloria franco-fiorentina, dove appare graziosa perfino la giovane Caterina de' Medici. Soprintnciente per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoontropologico e per il Polo Museale della città di Firenze
FIRENZE - Ferdinando delle pietre dure
La mostra "Ferdinando I de' Medici: la seconda vita" si tiene nel Museo delle Cappelle Medicee a Firenze per celebrare il quarto centenario della morte del granduca di Toscana. La mostra è curata da Monica Bietti e Annamaria Giusti e presenta opere d'arte e oggetti provenienti dalla corte medicea. Il granduca Ferdinando I visse due volte: la prima come cardinale romano e la seconda come sovrano di Toscana. La seconda vita fu caratterizzata dalle nozze con Cristina di Lorena, nipote di Caterina de' Medici, e dalla costruzione della Cappella dei Principi. La mostra presenta anche un altare in pietre dure progettato da Ferdinando I, ma non realizzato.
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