Aperta al pubblico dopo i lavori la sede storica di Palazzo Loredan. Tecnologia d'avanguardia e restauri di architetture e affreschi. Con qualche sorpresa Non ostanti i pronunciamenti ufficiali («decorosissimo, convenientissimo, comodissimo»), nel Palazzo Loredan di Campo Santo Stefano i soci dell'Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti si trasferirono non senza resistenze, nel 1892. In precedenza, l'accademia fondata in età napoleonica aveva potuto contare su una sede come Palazzo Ducale, rispetto alla quale l'elegante palazzetto cinquecentesco - che pure era stato dimora di due dogi, durante la Repubblica - sembrava comunque una soluzione di ripiego. Così, per persuadere gli studiosi il governo di Roma dovette far sloggiare il Genio civile - che inizialmente avrebbe dovuto convivere con l'Istituto nelle antiche sale progettate forse dallo Scarpagnino: «La coesistenza dei due Uffici - aveva sentenziato l'ingegnere idraulico Gustavo Bucchia, già presidente dell'Istituto - è incompatibile pell'indole stessa dell'Ufficio del Genio, che ha continua ressa di operai e di barcajuoli che porta necessariamente indecoroso schiamazzo». Tuttavia, entrando nei mille, seicento e passa metri quadri della nuova sede, gli accademici ottocenteschi non avrebbero forse immaginato i progressi che di lì a poco più d'un secolo la loro istituzione avrebbe compiuto non solo in termini di lustro scientifico, ma anche di sviluppo immobiliare. L'Istituto Veneto, una delle poche accademie scientifico-letterarie italiane che ha saputo conciliare l'eccellenza delle attività di studio con un'accorta gestione economica, rappresenta oggi un unicum. In una Venezia da cui tutto ciò che non sia legato al mero sfruttamento turistico ripiega in buon ordine, esso ha saputo ingrandirsi e potenziarsi, espandendosi dalla «piccola» sede di Palazzo Loredan al nuovo poderoso ampliamento di Palazzo Franchetti, e investendo risorse ingentissime nell'innovazione anche tecnologica delle sue sedi. Insomma: rinnovando arredi e restaurando affreschi (come quello napoleonico spuntato a sorpresa sotto l'intonaco di una sala), ma anche innervando nelle antiche strutture una raffinata rete di cavi e di fibre ottiche. Giunto al termine di una campagna di lavori durata, fra varie fasi, un intero decennio, l'Istituto si è presentato ieri alla città spalancando le porte della sua sede storica - palazzo Loredan - e illustrando, per bocca del presidente uscente, Leopoldo Mazzarolli - i risultati di una fase della sua storia la cui importanza è stata riconosciuta anche dal messaggio scritto per l'occasione dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Per tutta la settimana che inizia oggi, le sale da poco rinnovate saranno liberamente visitabili: una mostra racconterà la storia, ancora breve ma ricca di fatti gloriosi e di preclari personaggi, di un Istituto di cui fecero parte Antonio Fogazzaro, Luigi Luzzatti e Pompeo Molmenti. E che ancor oggi, a dispetto della profonda crisi culturale - prima che economica - in cui versa l'università italiana, non accenna a decadere. Meglio di tanti volumi d'atti accademici, il rapporto che l'Istituto intrattiene con il territorio e con la sua storia è rappresentato dal cosiddetto Panteon Veneto, dal quale i visitatori sono oggi accolti nell'androne di Palazzo Loredan: è la raccolta di busti e medaglioni con cui, a partire dal 1847, l'accademia ha reso omaggio ai più grandi fra i veneti (partendo da Pietro Bembo, Enrico Dandolo e Paolo Sarpi), associandoli idealmente al proprio consesso. Da Carlo Goldoni a Galileo Galilei (veneto honoris causa, naturalmente), da Tiziano a Foscolo, da Tito Livio patavinus ad Andrea Palladio... In un istituto che vanta oggi una delle più sofisticate reti di comunicazione audio-video disponibili a Venezia, si può supporre che i prossimi busti, se mai saranno, avranno la forma di avveniristici ologrammi.
VENEZIA - Istituto Veneto, antico e nuovo
La sede storica del Palazzo Loredan è stata aperta al pubblico dopo i lavori. L'Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti si è trasferito qui nel 1892. La sede era stata scelta per persuadere gli studiosi il governo di Roma. La nuova sede è stata realizzata con tecnologia d'avanguardia e restauri di architetture e affreschi. La mostra che si terrà nella sede racconterà la storia dell'Istituto. La sede è stata rinnovata con nuovi arredi e restauri, e ora dispone di una rete di cavi e fibre ottiche. La mostra sarà aperta al pubblico per tutta la settimana. Il Panteon Veneto, una raccolta di busti e medaglioni, è stato trasferito nell'androne della sede.
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