NAPOLI Il taglio di 1 milione 600 mila euro che ha ridotto lo stanziamento annuale del Comune di Napoli (nel 2008 fu di 2,5 milioni) a favore del Teatro San Carlo a sole 500 mila euro brucia come una ferita. Tanto da aver propagato reazioni indignate sia tra i principali rappresentanti del Governo che nei dirigenti del Pdl. Il ministro per i Beni culturali, Sandro Bondi, giudica «francamente sconcertante che, dopo il grande impegno del Governo attraverso il lavoro del commissario della Fondazione Teatro di San Carlo di Napoli, Salvatore Nastasi, e gli encomiabili risultati raggiunti sotto la sua gestione, la civica amministrazione partenopea scelga di tagliare di quasi l'85 il suo contributo alla più grande istituzione culturale della città, e quasi altrettanto faccia la Provincia. Posso interpretare queste decisioni - aggiunge Bondi solo come una incomprensibile e inaccettabile scelta politica, che va a colpire una gestione sana e trasparente come mai in passato». La ministra per le Pari opportunità, Mara Carfagna, segue a ruota: «I tagli del Comune e della Provincia di Napoli al San Carlo rappresentano la caduta dell'ultimo tabù: la sinistra non vuole bene all'arte. La scelta del centrosinistra ha il sapore della ritorsione politica». Nicola Cosentino e Mario Landolfi, i ''gemelli'' di vertice del Pdl campano, considerano «davvero singolare che un sindaco che vanta il record delle lagnanze nei confronti del governo Berlusconi, decida oggi di tagliare i fondi destinati alla sopravvivenza del Teatro San Carlo». E la senatrice Diana De Feo che affonda: «Mortificare uno dei più grandi enti teatrali italiani quando si spendono milioni per il Forum delle Culture è assolutamente demenziale». La sindaca Rosa Russo Iervolino replica al coro di indignazione, dicendosi sorpresa dalle contestazioni suscitate dalla pesante riduzione degli stanziamenti. «Come se fossero gli unici tagli», risponde, «che il Comune è stato costretto a fare, date le difficoltà economiche e per rispettare gli equilibri di bilancio imposti dalle leggi dello Stato. Del resto anche lo stesso ministero per i Beni Culturali e questo chi protesta lo sa bene - ha subito riduzioni significative di risorse. E inoltre, perché il Comune avrebbe dovuto fare un'operazione politica contro il San Carlo quando, nei limiti delle proprie competenze, lo aiuta sempre e in tutti i modi, sia per facilitare gli interventi di restauro che per le manifestazioni esterne?. Non voglio assolutamente essere polemica, ma quanti oggi protestano si adoperino concretamente per far avere anche a Napoli almeno un decimo dei lauti regali, cioè dei contributi straordinari, che il Governo ha concesso ad altre città ''amiche'' come Roma, Catania e Palermo. Se così avverrà saremo ben lieti di integrare i finanziamenti al Teatro San Carlo». Ma ci sarà un modo per rimediare? Se lo chiedono in molti. Dopo il flop della seduta di consiglio comunale di venerdì scorso, saltata per mancanza di numero legale, da domani si torna in aula, per esaminare il bilancio, del quale la questione San Carlo rischia di rendere ancora più vulnerabile la maggioranza. Salvatore Varriale, consigliere del Pdl, annuncia un emendamento «per una rinegoziazione immediata dei contratti delle polizze assicurative che in bilancio prevedono addirittura un aumento di ben 4 milioni e mezzo di euro, una cifra», sostiene, «ingiustificata in un periodo di vacche magre come quello attuale».