MANTOVA Solo una fugace apparizione. Come se Romeo e Giulietta s'affacciassero un attimo al balcone, prima di ripiombare nel sarcofago. Che nel caso loro, quello degli Amanti di Valdaro, i Romeo e Giulietta del Neolitico, è un cassone di legno, con un metro cubo di terra a sigillare il loro preistorico abbraccio. Il fondo di quella che, per seimila anni, fu la loro tomba. La cassa è stata aperta ieri e lo sarà anche oggi (dalle 10 alle 18), nell'ex mercato dei bozzoli di piazza Castello. Quello che diventerà il Museo archeologico di Mantova e per il quale loro, gli Amanti, quando finalmente li si potrà ammirare con calma (stasera la cassa sarà richiusa) diventeranno quel che Oetzi, la mummia del Similaun, è per il Museo di Bolzano o i Bronzi di Riace per quello di Reggio Calabria. Un simbolo, un'icona, un'attrazione intercontinentale. Già. Però fa un po' rabbia che gli Amanti tornino, dopo due anni d'esami nel laboratorio di paleobiologia dei Musei civici di Como, e casa loro sia ancora un cantiere. Anche perché è così da vent'anni. Era il 1989 quando il ministero dei Beni culturali decise che nell'ex teatro di corte dei Gonzaga, annesso a palazzo Ducale, poi mercato dei bozzoli di seta e infine ingrosso ortofrutticolo, sarebbe nato il museo archeologico della città: tre piani, duemila metri quadrati, una sezione per le mostre temporanee, una per le collezioni permanenti e spazi per convegni, laboratori, apparati multimediali. L'ultima tranche di lavori, finanziata all'epoca con 9,3 miliardi di vecchie lire arrivate dai proventi del Lotto, partì nel settembre 2006. «Ancora 500 giorni e il museo sarà pronto» annunciò all'epoca la responsabile del nucleo operativo della Soprintendenza archeologica Elena Maria Menotti. Del resto, la data di fine lavori era sul cartello all'ingresso del cantiere: 1 febbraio 2008. Magari. Si sarebbe potuto festeggiare alla grande il primo anniversario della scoperta di Valdaro, avvenuta il 5 febbraio 2007. Invece niente. Gli Amanti erano rimasti a Como e nel cantiere era rimasto il cartello, ma con una correzione: fine lavori 30 giugno 2008. Macché. E un paio di settimane fa sono rispuntati gru e ponteggi. Nuovi problemi al tetto, dal quale già nell'ottobre 2006, appena rifatto, una lastra d'un centinaio di metri quadrati si spostò di mezzo metro. Ma, insomma, quand'è che gli Amanti potranno ricever visite? «Meglio non azzardare date dice il soprintendente regionale all'archeologia Umberto Spigo, arrivato ieri a dare il benvenuto ai Romeo e Giulietta della preistoria . Il museo comunque c'è e si arricchirà per gradi». A dirla tutta, quel che finora c'è, del museo, non è poi gran cosa: una sola sala, quindici vetrine, tre statue, un sarcofago, qualche resto di colonna e d'iscrizioni. Fine. Poco da stupirsi che, anche ieri, nonostante Amanti, ingresso gratis e mostra-mercato di libri d'archeologia, mantovani e turisti non abbiano propriamente fatto a spintoni per entrare. «Per vedere tutto finito, serviranno altri 4 milioni e mezzo di euro» sentenzia Elena Maria Menotti. Auguri, soprattutto con le casse ministeriali già alle prese con la ricostruzione post-terremoto. Il sindaco di Mantova, Fiorenza Brioni, esorta «ciascuno a fare la sua parte». Qualcun altro spera negli sponsor. Gli Amanti aspettano immobili, fossilizzati nel loro abbraccio lungo seimila anni. Sperando che i loro discendenti si diano una mossa. Due anni di esami Gli scheletri del Neolitico sono stati «studiati» nel laboratorio comasco di paleobiologia