PARTIRE dalla crisi che sta sconvolgendo equilibri e certezze e trasformarla in un nuovo inizio. E fare degli intellettuali il traino di una società che non pu prescindere dalla Cultura. Pensare la crisi, una due giorni di riflessioni e idee all Accademia di Francia di Villa Medici per tentare di trovare il bandolo della matassa di un impasse dovuta alla terribile congiuntura economica che sta sconvolgendo il mondo, ha visto ieri e venerdì succedersi ai microfoni gli interventi di autorevoli teste pensanti del mondo culturale italiano e francese. Bernard-Henry Lévy, Alessandro Baricco, Ettore Scola, André Glucksman, Laurent Mazas, Paolo Garimberti, Susanna Tamaro, Àlexandre Adler e Ernesto Galli della Loggia, solo per citarne alcuni. A tenere le fila del discorso Alain Elkann, consigliere personale del Ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi che è intervenuto venerdì ad inaugurare il convegno. «L'Occidente - ha detto il ministro che ha colto l'occasione per sottolineare la responsabilità e la capacità di agire dei terremotati abruzzesi - in parte ha perso la rotta, prefigurando uno sviluppo non adeguato alla sua civiltà. Ci siamo trovati d'un tratto nell'atmosfera profetizzata e descritta da Oliver Stone nel celebre film, Wall Street e che nensavamo di aver superato dopo l'abbuffata edonistica degli anni Ottanta. Occorre ricongiungere l'idea di benessere economico con il destino umano e spirituale dell uomo. Sono convinto infatti che lo sviluppo materiale non possa essere separato da quello spirituale. L'economia non pu che essere intesa come lavoro e partecipazione comunitaria dei beni e delle conoscenze fra tutti gli uomini». Tre gli argomenti delle dissertazioni in programma in questi due giorni: la riflessione sul quadro politico, economico e sociale della crisi che ha toccato i temi della depressione del 29, delle differenze tra Italia e Francia, dell'evoluzione dei costumi, del posto della religione e delle spiritualità in generale e il molo dell'educazione pubblica. E' seguito poi il tema de La cultura di fronte alla crisi con un'analisi della tecnologia delle nuove pratiche culturali e il posto di Internet, della società dello spettacolo e della informazione contemporanea, dei divertimenti di massa e della cultura d'élite e dell'avvenire delle industrie culturali. Il molo dello Stato e il posto della Cultura , con ampie divagazione su cultura privata e pubblica, sulla percezione dei cambiamenti e sull'irruzione della violenza e delle crisi esterne, il terzo tema in programma per la conclusione dei lavori di ieri. «E' molto importante che lo Stato e i cittadini facciano la loro parte - ha spiegato in chiusura Alain EllKann - ma la creatività non pu essere controllabile, così come la vita culturale non pu dipendere dalla politica. I Ministeri non possono fare Cultura, possono per incoraggiarla e proteggerla contando sul fatto che l'Italia è tutt'altro che un paese morto. E' pieno invece di poeti, di musicisti, di drammaturghi e di cineasti. Le città sono molto migliorate culturalmente negli ultimi anni. Una Cultura vivace, sia nella proposta sia nella fruizione, che è per difficile indirizzare e proteggere a causa di un patrimonio praticamente sconfinato. In un momento come questo, quindi, la tragedia di questa crisi deve farci tornare a discu tere e deve essere oggetto di riflessione intellettuale. Deve insegnarci a dividere l'utile dagli sprechi. Facendoci fare delle scelte, come quella del Ministro Bondi di concentrare fondi e iniziative verso i musei e i siti archeologici per paese. E l'intellettuale non pu che essere libero di esprimersi in maniera completamente autonoma rispetto alla politica».