Doveva essere una ritirata totale e immediata, invece hanno prevalso i se e i ma. E di 58 aree militari in città, solo 10 sono state effettivamente liberate dai militari. Anche se l'accesso, per il momento sembra precluso ai civili. C'è voluto un anno e mezzo per la dismissione a favore della Regione di appena un sesto degli immobili individuati. Sinora nelle mani dei sardi sono tornati il Deposito carburanti dell'Aeronautica militare e quello della Marina militare, entrambi ai piedi di Monte Urpinu, sopra il parco di Molentargius; la Palazzina Ufficiali in via Calamosca e l'ex Caserma Monte Grappa; l'ex caserma Griffa (Belvedere in cima a viale Buoncammino) e l'ex stabulario verso capo Sant'Elia; l'ex poligono di tiro a Cala Mosca e l'ex tettoia ricovero quadrupedi (in via Borgo Sant'Elia). Infine l'ex centro sanitario dell'Aeronautica militare in viale Merello e l'alloggio comandante dell'Aeronautica Militare. La conferma arriva dal componente del comitato paritetico Stato-Regione , Gianni Aramu. MA DUE ANNI FA - era il 10 novembre 2006 - l'allora ministro della Difesa, Arturo Parisi, e l'ex governatore, Renato Soru, siglavano a Roma un accordo ben preciso «per la riorganizzazione della presenza militare sull'Isola ». Si parlava di un «elenco degli immobili demaniali ubicati nella città di Cagliari per i quali sono immediatamente avviate le procedure di dismissione a favore della Re- gione sarda». Una lista lunga: quasi sessanta immobili per due milioni di metri quadrati. Una vera e propria città in mimetica. «Andò così - racconta Aramu - fu la Regione a stilare un catasto di tutte le proprietà del ministero della Difesa, sia in uso che in disuso. L'elenco venne poi presentato allo Stato». Da lì il noto incontro tra Soru e Parisi. E l'accordo, con annessi buoni propositi per altre aree da dismettere nel resto dell'Isola: i terreni di Capo Frasca, il poligono di Teulada, e l'arsenale della Maddalena. Ma le cose andarono diversamente, e oggi Aramu, quando parla dei 58 immobili, distingue tra quelli «immediatamente dismissibili, e altri dismissibili solo a condizione che la Regione conceda i fondi per riallocare le loro funzioni in altre strutture militari non da dismettere ». Per questi sarebbero in corso trattative. A partire da tutti gli Stabilimenti balneari (otto) destinati ai militari, «dismissibili solo a condizione che - spiega Aramu - ne venga individuato uno in grado di accorpare le funzioni ricoperte dagli altri». Quindi ancora, occupati dai militari. E che dire della Caserma Ederle, dei Magazzini del Genio, del Campo Rossi, dell'ex panificio nilitare, della Caserma Gioda, del magazzino vestiario dell'esercito italiano? Che dire dell'Ospedale militare? «Solo che i militari andrebbero via se fossero nelle condizioni di esercitare le stesse funzioni presso la caserma Mereu in viale San Bartolomeo ». Altri immobili ancora, come il Faro di Sant'Elia e il Fortino Sant'Ignazio, stanno passando alla Regione, garantisce Gianni Aramu.
SARDEGNA - Servitù, aree sospese nel limbo le mani militari ancora sulla città
Il governo ha avuto difficoltà a dismettere gli immobili militari in città, come previsto dall'accordo tra il ministro della Difesa Arturo Parisi e l'ex governatore Renato Soru nel 2006. Solo 10 aree militari sono state effettivamente liberate dai militari, mentre altri 58 sono rimasti occupati. La Regione sarda ha avuto difficoltà a ottenere fondi per riallocare le funzioni militari in altre strutture. Alcuni immobili, come gli stabilimenti balneari, sono stati dichiarati "immediatamente dismissibili", ma solo se vengono individuati altri luoghi per accorpare le funzioni.
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