Buste e pacchi potevano essere recapitati solo nei lazzaretti di Palermo e Messina sottoposte a un severo "espurgo" e annusate da un uomo del governo Quando le barche coralline si ancorarono a Levanzo per rifornirsi di provviste e seppellire un morto scattarono paura e contromisure Nel 1817 le rigide disposizioni sanitarie impedivano persino lo smistamento della posta. I giorni di allarme a Favignana per larrivo di una flotta dalla Tunisia Pantelleria, Ustica e le tre Egadi vennero isolate. Solo le barche autorizzate potevano andare a Trapani o Marsala per caricare gli alimenti necessari alla sopravvivenza degli isolani. Che, in definitiva, si riducevano - secondo la statistica demografica del Giornale dellIntendenza di Palermo - ai cinquemila abitanti di Favignana, essendo Levanzo disabitata e Marettimo solo sede di castello - prigione con una sessantina di anime in tutto, equamente ripartite fra quelle «degli infelici impiegati che sono colà confinati nonché dei servi di pena destinati in detto Forte». Neppure le barche con i plichi contenenti atti amministrativi potevano consegnare la corrispondenza nelle due città più vicine: le buste e i pacchi potevano «riceversi ne soli Lazzaretti di Palermo e Messina», dove sarebbero state sottoposte «al rigoroso espurgo, apertura e profumo alla presenza di persona da destinarsi da codesto Governo». E sembrerebbe di poterne desumere che a quei tempi ci fossero annusatori professionali di epidemia. Gli stralci di frase fra virgolette sono tratti dalla lettera che il comandante della Piazza di Marettimo "incaricato di Sanità", tenente colonnello Ridolfo Mirabelli, scrisse il 10 agosto al Supremo Magistrato di Sanità. Mirabelli garantiva che dalla sua isola non potesse trasmettersi alcun contagio, e «rispettosamente» spiegava perché: «Questa Isola come (siccome) non tiene né Lazzaretti, né porti, né scari, né acqua, né viveri, non vengono così facilmente a tentare qui lo sbarco quelle barche Siciliane pescareccie di corallo credute appestate maggiormente». Il comandante assicurava che lisola era ben vigilata anche dalle ronde e dai punti di vedetta della sua truppa e suggeriva che ben altri fossero i luoghi dove stare allerta: «Crederei che possono le predette barche di corallo tentare qualche sconcerto nella Città di Trapani, ove vi sono tutte le famiglie delle predette e dei Mercadanti del Corallo stazionate». Perciò chiedeva che la Deputazione di Salute di Trapani accettasse «li plichi e lettere che verranno da qui rimesse». Da Palermo linflessibile Supremo Magistrato mandò risposta negativa. Si può immaginare con quale animo, un paio di mesi dopo, il Magistrato Municipale di Salute di Favignana apprendesse dal posto di vedetta del forte di Santa Caterina, in cima alla montagna, che la sera del 5 ottobre era stata scoperta una numerosa flotta di «barche coralline provenienti dalle coste della Barbaria scortate da un brigantino e tre cannoniere, le quali la mattina susseguente ancorarono lungo il litorale dellisola di Levanzo, di Mezzogiorno della medesima». Immediatamente, salpò per lisola dirimpettaia una lancia con il Pro - Maestro Notaro «per far apporre delle guardie sufficienti a custodire quellIsola durante la dimora di dette barche nelle medesima, e di far sapere al custode di esse che non era giusto lo stare esse a lungo in detta spiaggia, malsicura per non esservi alcun ancoraggio, per cui potevano in caso di cattivo tempo infettare e la detta isola che questa». Perciò, furono ritirati i «pezzini di sanità» a tutte le barche di Favignana, comprese quelle da pesca, che così non potevano uscire dalla cala, e furono istituite ronde diurne e notturne. La mattina successiva, tutte le barche coralline erano ancora sotto Levanzo. «Fummo costretti - scriveva il responsabile della sanità pubblica al Supremo Magistrato - a spedirvi con una barca un Giurato ed il nostro Maestro Notaro». Tornati la sera, quelli fecero rapporto sulla situazione: «Le dette barche coralline provenienti da Biserta in numero di settanta, cioè quarantatré trapanesi e ventiquattro napoletane, oltre le loro scorte, godevano in generale perfetta salute. Erano state costrette a condursi in detta Isola per esserle mancate le necessarie provvisioni. Essendo andato perciò il brigantino in Trapani le ottenne da quella Deputazione, la quale glieli fece trasportare sopra uno schifazzo. A questo riguardo non mancarono il detto Giurato e il Maestro Notaro di fare per di ciò tutte le opposizioni, ma dovettero cedere alla determinazione di una Deputazione superiore; ed indi con tutte le dovute cautele, non solo furono proporzionalmente divise le provvisioni alle coralline, ma ancora fu loro permesso di far lacqua in un pozzo situato in una caletta detta della Dogana. Le soggiungiamo ancora che avendo a bordo la barca corallina N. 17 di Padron Giuseppe Pipitone un uomo del suo equipaggio morto, nominato tale Paolo DAmico, dopo essere stato visitato dai detti Deputati, e Medico che con loro avevano, fu da loro disposto di seppellirsi in una parte più remota del litorale dellIsola». A Favignana speravano che, riforniti di cibo e acqua e seppellito il loro morto, i corallai se ne sarebbero andati. Invece, trascorse unaltra notte e le barche erano ancora lì. I giurati favignanesi Bartolomeo Ponse e Gioacchino Li Volsi invocarono che da Palermo si ordinasse a quella scomoda flotta di levare le ancore. Finalmente, l11 ottobre lordine arrivò. Alle 11 dello stesso giorno, le barche coralline fecero vela, costantemente seguite dal cannocchiale del forte di Santa Caterina: alla cinque di sera fu segnalato che la flottiglia era già a 30 miglia da Favignana con rotta per scirocco, e che alle 19 «si perdettero di vista per la medesima direzione della costa di Mezzogiorno della Sicilia per passarsi a Malta». «I pratici di questa marina - scrissero da Favignana a Palermo con non celato sollievo - ci assicurano che pel vento che vi è stato tutto il giorno di jeri e la passata notte le dette coralline non possono più tornare in questisola, anzi calcolano di essere questa mattina giunte al suddetto loro destino». (Le fonti. Archivio di Stato di Palermo. Fondo Sovrintendenza Generale di Salute Pubblica - corrispondenza isole minori; busta 563. Biblioteca Centrale della Regione. Giornale dellIntendenza di Palermo, N.16 novembre 1818).