Larea del Carminiello: dai clan allincuria È il pezzo forte della Settimana della cultura. "Si poteva almeno bonificare il sito" Unutilitaria di colore blu è parcheggiata giusto sullingresso. La marca è coreana, ma il proprietario è di queste parti: ha lasciato sul cruscotto il numero di telefono. A un metro esatto, schiacciato sul porfido della strada, cè un ratto: ma si nota appena, grigio su grigio. Cinque metri più in là, addossate al muro perimetrale dellarea archeologica, unaltra auto parcheggiata e una piccola discarica in cui spiccano una bombola e la carcassa di un motorino. La strada daccesso allarea, vico Carminiello ai Mannesi, è una traversa di via Duomo interamente occupata da altre auto parcheggiate, una stretta allaltra. Al punto da chiedersi come fanno a uscire. «I proprietari si conoscono e si chiamano tra loro», spiega Maurizio Palma, 38 anni, militante dellMpa che però dichiara «di non credere più alla politica» e di essere interessato soltanto «alla riqualificazione del quartiere nel quale sono nato». A lui si deve, racconta, la riapertura del sito. «Questo posto unico, bellissimo, è segnalato in tutte le guide ma è stato quasi sempre chiuso. Troppe volte ho visto turisti delusi dallimpossibilità di visitarlo. Ora lo abbiamo fatto aprire, ma forse qualcuno avrebbe dovuto prima rendere il luogo più presentabile. Le auto parcheggiate? I vigili passano più volte al giorno, ma evidentemente si voltano dallaltra parte». Entrando, il sito si presenta suggestivo. Ma è ben visibile, tra i monumentali ruderi, una sorta di variopinto gazebo con ombrelloni e panni stesi: è collegato a unabitazione dello stabile adiacente. «Destate montano una piscina di plastica e ci si tuffano», racconta Palma. Il sito, parte di uninsula romana compresa tra le attuali via Tribunali e via Forcella, ha una sua storia. Venne alla luce nel 1943 dopo il bombardamento della chiesa di Santa Maria del Carmine ai Mannesi, che in età medievale ne aveva inglobato le strutture. Si tratta di un complesso termale del primo secolo dopo Cristo, articolato su più livelli. Ciò che si vede ora è parte di unarea più estesa, strutture che nel corso dei secoli sono state interrate: gli abitanti del luogo raccontano di un ampio cunicolo collegato con il porto, utilizzato dallesercito tedesco durante la seconda guerra mondiale. E cè chi in quel passaggio segreto ha visto con i suoi occhi, ancora pochi anni fa, carri armati e scheletri umani. Dopo la scoperta, il complesso termale è stato per decenni adibito a parcheggio abusivo e a scuderia clandestina: i cavalli erano del clan Giuliano, che aveva anche fatto costruire un appartamentino, ancora in parte visibile, per il custode. Sequestrato e restituito alla città nel '92, il sito è stato aperto per la prima volta nel maggio del '93. Poi sporadicamente altre volte, sempre in occasione del Maggio dei monumenti: lultima, lanno scorso. Presente sulle guide e ben segnalato anche dalle indicazioni stradali, si può di nuovo visitare fino al prossimo week-end, a cura del Gruppo archeologico napoletano: ingresso libero e prenotazione obbligatoria ai numeri 081 440 942 e 081 5200 541. La riapertura di San Carminiello ai Mannesi è, sia pure nel degrado, il punto di forza della Settimana della cultura. Ingresso libero in tutti i musei e le aree archeologiche: ma lincremento delle presenze non è significativo, scolaresche a parte. «Forse è stato fatto tutto troppo in fretta e le informazioni non hanno fatto in tempo a circolare», è il leit motiv nelle dichiarazioni del personale di custodia.