Un'indagine condotta dal sistema statistico nazionale sul settore cultura, socialità e tempo libero, ha evidenziato come gli italiani preferiscano nettamente il cinema (49,5) agli spettacoli sportivi (28,2); a seguire di stretta misura, le visite a mostre e musei (28). Un risultato positivo per il mondo della celluloide che subito, però, si trova a fare i conti con una classe politica forse poco cinefila, tanto che, in queste ore, in Parlamento si è registrato un inciampo su un emendamento che prevedeva finanziamenti anche al cinema. Perplesso il ministro per i Beni e le attività culturali, Giuliano Urbani, ospite all'Ateneo patavino per presenziare ad un convegno internazionale sull'econometria dei beni culturali. «Voglio prima capire cosa è effettivamente successo - ha detto - poi si cercherà di porvi rimedio; spero non riguardi la morte del cinema italiano decisa e decretata da cattive leggi del passato, in questo caso l'agguato parlamentare avrebbe fatto un morto: il cinema stesso. Ultimamente tanto è stato fatto per potenziare il settore: una nuova legge che gli assicura un futuro mentre prima era destinato alla bancarotta, sono stati incrementati tutti i servizi, da Cinecittà a una scuola del cinema ed ancora ad una sua diffusione internazionale, cosa fondamentale, perché il successo di un film viene decretato dagli spettatori e se non c'è una buona divulgazione tutto rimane nei cassetti». Il pensiero corre subito alla Mostra del cinema di Venezia, e all'ipotizzato conflitto d'interessi che rischia di bloccarla. «E1 una sciocchezza che ha detto una persona sciocca - ha commentato lapidario il ministro - L'organizzazione della mostra sta procedendo rapidamente e posso assicurare che sarà un evento che non si vedeva a Venezia da qualche quinquennio. Una mostra che sarà ben felice di accogliere un grande regista come Steven Spielberg». Cinema a parte l'attenzione del Ministro si è poi concentrata su uno dei motivi che gli hanno fatto varcare la soglia dell'Università, ossia sottolineare l'importanza degli studi e delle ricerche che giungono da ambiti assolutamente nuovi, come quello dell'economia ad esempio. Negli ultimi anni si è assistito ad un'esplosione del numero di visitatori nei musei, i quali se prima erano frequentati da addetti ai lavori oggi le grandi mostre rappresentano quasi il motivo principale che portano i turisti a visitare le nostre città. Tutto questo naturalmente comporta notevoli problemi in materia di tutela e conservazione dei beni. E per comprendere questo nuovo fenomeno che lega la cultura e l'arte ai flussi turistici, l'econometria dà un enorme contributo. Il senatore Giuseppe Gaburro evidenzia, infatti, come la domanda di turismo nelle città d'arte sia in stretta relazione con i costi d'ingresso ai musei, degli alberghi, dei trasporti e anche dei tassi di scambio. Elementi tutti importanti che hanno un unico denominatore comune: l'elasticità della domanda. Ottimizzare al meglio il nostro patrimonio artistico facendolo divenire internazionale, come è successo per il capolavoro di Giotto. La nostra attenzione e le nostre capacità in materia di restauro ci portano ad essere uno dei paesi leader. «L'Italia attualmente è impegnata in 40 paesi nel mondo per il recupero di opere d'arte - ha detto Urbani - a Pechino nella città proibita, in Russia, in India, in Iraq, dove vi lavoravamo prima della guerra e vi resteremo sino a che sarà necessario, e in molte altre aree, questo perché disponiamo di conoscenze e strumentazioni altamente sofisticate - sottolinea il ministro Urbani - Questo comporta una maggiore richiesta di restauratori, abbiamo avviato una riforma della scuola in questo settore per trovare un punto di equilibrio tra due esigenze: aumentare il numero degli addetti e al contempo non abbassarne il livello scientifico».